Stop ristorazione

Prolungato lo stop alla ristorazione

Il mondo della ristorazione dovrà attendere ancora per riaprire i battenti. Le disposizioni previste dal nuovo DPCM per l’avvio della Fase 2, anticipate ieri dal Premier Giuseppe Conte, indicano infatti che l’allentamento delle restrizioni previste con il lockdown riguarderà la sola possibilità di preparare cibo da asporto. Per poter consumare al bar o al ristorante invece, se ne riparlerà il 1° giugno.

Un duro colpo per il settore che con il prolungamento della serrata perderà altri 9 miliardi di euro di introiti, 34 dall’inizio della crisi. Le stime dei per il settore della ristorazione sono catastrofiche: a rischio di chiusura ci sono oltre 50mila imprese e 350mila persone perderanno il loro posto di lavoro.

Fipe: le misure per la riapertura

La Federazione Italiana Pubblici Esercenti intanto si dice pronta a ripartire, anche alla luce di un protocollo di sicurezza messo a punto da un gruppo di lavoro organizzato dalla Fipe, sotto la supervisione scientifica di un qualificato infettivologo. Trentacinque pagine in cui si rappresentano le procedure da applicare in bar, ristoranti e servizi di catering per garantire la sicurezza dei clienti e dei lavoratori della ristorazione.

Previsto un metro di distanza tra i tavoli e mascherine al personale di sala e cucina, come da indicazioni delle autorità sanitarie. Accessi differenziati, dove possibile, per i clienti in entrata e quelli in uscita, pagamenti preferibilmente digitali direttamente al tavolo, monitoraggio quotidiano delle condizioni di salute dei dipendenti, pulizia e sanificazione dei locali, gel igienizzante a disposizione di tutti.

 

Ristorazione e Fase 2
Ristorazione e Fase 2

Le ricadute sull’agroalimentare

Ma la chiusura di bar, ristoranti e pizzerie ha già avuto pesanti ricadute anche sul settore agroalimentare a cui è, per ovvie ragioni, legato a doppio filo. Il mancato acquisto di cibi e bevande per la preparazione dei menu salirà a 5 miliardi per effetto del prolungamento del lockdown imposto al settore.

“Da quando è cominciata la pandemia in Italia il 57% delle aziende agricole ha registrato una diminuzione dell’attività – afferma Coldiretti– con un impatto che varia da settore a settore con picchi anche del 100% come per l’agriturismo dove sono chiuse per le misure anti contagio tutte le 24mila strutture italiane”.

La situazione prima del Coronavirus

La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – conclude la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani per un valore di 85 miliardi di euro all’anno con un italiano su tre (37%) che abitualmente consuma a casa o al lavoro, i menu da asporto o per consegna a domicilio, preparati da ristoranti, pizzerie, fast food o agriturismi.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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