“Togliere i sigilli” ad un prodotto acquistato online non impedisce il diritto di recesso. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue esaminando il caso di un consumatore tedesco che aveva acquistato un materasso e, dopo averlo ricevuto, ne aveva rimosso la pellicola protettiva e ha quindi deciso di restituirlo alla ditta produttrice chiedendo il rimborso del prezzo acquistato.

Secondo l’azienda, il cliente non poteva esercitare il diritto di recesso di cui normalmente dispone il consumatore per quattordici giorni in caso di acquisto online. Infatti, a suo avviso, la direttiva sui diritti dei consumatori esclude il diritto di recesso riguardo ai «beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna».

La Corte federale di giustizia tedesca ha chiesto alla Corte di giustizia Ue di interpretare la direttiva. In particolare, la Corte tedesca intende sapere se un bene come un materasso, la cui pellicola protettiva sia stata rimossa dal consumatore dopo la consegna, rientri nell’esclusione prevista dalla direttiva.

Con la sua sentenza odierna, la Corte di giustizia risponde che la rimozione, da parte del consumatore, della pellicola protettiva da un materasso acquistato su Internet non impedisce al consumatore di esercitare il proprio diritto di recesso.

La Corte ricorda che il diritto di recesso è finalizzato a tutelare il consumatore nella particolare situazione di una vendita a distanza, in cui egli non ha la possibilità di visionare il bene prima della conclusione del contratto. Si presume pertanto che tale diritto compensi lo svantaggio che risulta per il consumatore da un contratto a distanza, accordandogli un termine di riflessione appropriato durante il quale egli ha la possibilità di esaminare e testare il bene acquistato nella misura necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dello stesso.

La rimozione della pellicola protettiva dopo l’acquisto, secondo la Corte, non rientra nell’eccezione al diritto di recesso.

Infatti, il materasso, sebbene potenzialmente sia stato utilizzato, non appare definitivamente inidoneo a un nuovo utilizzo da parte di un terzo o a una nuova commercializzazione. È sufficiente ricordare, dice la Corte, che uno stesso e unico materasso è utilizzato dai clienti successivi di un albergo, che esiste un mercato dei materassi usati e che materassi che siano stati utilizzati possono essere oggetto di una pulitura in profondità.

Dall’altro lato, sotto il profilo del diritto di recesso, un materasso può essere equiparato a un indumento, categoria per la quale la direttiva prevede espressamente la possibilità di restituzione dopo la prova. Tale equiparazione è possibile in quanto, anche in caso di contatto diretto di tali beni con il corpo umano, si può presumere che il professionista sia in grado, dopo che siano stati restituiti dal consumatore, mediante un trattamento come la pulitura o la disinfezione, di renderli idonei a un nuovo utilizzo da parte di un terzo e, pertanto, a una nuova commercializzazione, senza compromettere le esigenze di protezione della salute o igieniche.

La Corte sottolinea tuttavia che, secondo la direttiva, il consumatore è responsabile della diminuzione del valore di un bene risultante da manipolazioni diverse da quelle necessarie per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dello stesso, senza peraltro decadere dal proprio diritto di recesso.

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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