Il regolamento europeo sulla fine del geoblocking rappresenta “un passo importante per la costruzione di un vero mercato unico digitale” ma “la strada da percorrere per arrivare finalmente allo shopping online senza barriere è ancora lunga”. È quanto sottolinea il Centro Europeo Consumatori (Cec) Italia – ufficio di Bolzano, che elenca una serie di casi pratici nei quali il regolamento presenta dei punti deboli e il commercio elettronico continua a causare dei problemi. Quali? C’è il caso di un consumatore che vorrebbe acquistare online in Italia ma il fornitore non consegna nel suo paese, la Croazia. Oppure c’è il caso dei servizi in streaming, finora esclusi.

All’inizio di dicembre è entrato in vigore il regolamento europeo che pone fine al geoblocking, quei blocchi geografici online ingiustificati che limitano la capacità di scelta dei consumatori vietando loro l’accesso online su base territoriale. Chi compra online avrà dunque un accesso più agevole a prodotti e servizi quali elettrodomestici ed elettronica, prenotazioni di hotel, biglietti per eventi sportivi. I consumatori potranno comprare online senza essere bloccati perché non risiedono nello stato del venditore o perché hanno una carta di credito emessa in un altro paese europeo. Il Regolamento (UE) 2018/302 sul geoblocking vieta ai fornitori di beni e servizi online di escludere determinati consumatori dalle loro offerte in ragione del loro luogo di residenza o la loro cittadinanza, di reindirizzarli automaticamente ad una pagina destinata specificamente al loro Paese, o di prevedere delle condizioni contrattuali particolarmente restrittive e non giustificabili.

Ci sono però, dice il Cec, esempi concreti che evidenziano punti deboli. Il caso riportato dall’associazione è quello di un consumatore croato che aveva trovato online, sul sito di un venditore italiano, un abito che cercava da tempo e che in Italia costava meno – 318 euro contro i 418 della pagina in croato. Il consumatore mette l’abito nel carrello della spesa virtuale, compila tutto il modulo, ma quando inserisce la Croazia come paese per la consegna,  l’ordine viene annullato e gli viene chiesto di farlo utilizzando la versione croata del sito visto che il sito italiano poteva garantire solo le consegne in Italia. “Ciò vi sembra iniquo e discriminatorio? Secondo quanto prevede il Regolamento UE sul geoblocking non lo è! – spiega il Cec – Il Regolamento vieta sì al fornitore italiano di impedire al consumatore croato l’accesso alla pagina italiana, ma lascia al venditore la facoltà di consegnare in alcuni Paesi soltanto. Il venditore è solamente obbligato a non ostacolare il ritiro della merce del consumatore stesso o di permettere al consumatore di trovare un modo per autoorganizzare la consegna”.

Un consumatore di Bolzano – altro caso riportato – voleva acquistare un armadio sul sito di un venditore con sede in Germania, che non prevedeva consegna in Italia ma prometteva di poterla effettuare. Il consumatore contatta dunque il venditore che risponde: “volentieri effettuiamo la consegna a casa Sua in Italia. Le spese per la consegna ammontano a 700 Euro.” Anche in questo caso, niente da fare sulla base del regolamento perchè c’è la libera formazione del prezzo delle consegne.

Altro caso ancora è poi quello dei servizi in streaming. Una utente voleva usare quelli offerti in Germania nella madrelingua tedesca ma non può farlo perché risiede in Italia. Spiega ancora il Centro Europeo Consumatori: “Ciò vi sembra iniquo e discriminatorio? Non lo è, in quanto il Regolamento sul geoblocking eslcude esplicitamente i servizi offerti dai siti di streaming dal divieto di discriminazione; in questo settore trovano applicazione altre regole connesse ai diritti d’autore che possono prevedere delle restrizioni territoriali all’utilizzo di questi servizi. Fortunatamente esiste almeno un Regolamento che consente di portare per così dire con sé in viaggio all’estero il proprio abbonamento in streaming concluso nel proprio Paese di residenza”.

 

Notizia pubblicata il 13/12/2018 ore 17.45

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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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