Che si tratti di super, iper o hard discount, sulla convenienza della spesa vince il Nord Est del Paese. Lo dice Altroconsumo che da aprile a maggio ha passato al setaccio più di mille punti vendita della grande distribuzione di tutta Italia per la trentesima edizione de “La mappa della convenienza”, rilevando che più è ampia l’offerta con insegne differenti, più gioca la concorrenza, maggiore è la forbice dei prezzi.

La regione campione di convenienza si rivela il Veneto con Rovigo, Venezia, Treviso, Verona e Vicenza ai primi posti assoluti della classifica su 67 capoluoghi. Nel Nord-Est, la tensione concorrenziale è molto alta e di conseguenza i prezzi sono particolarmente convenienti per i consumatori.

Secondo dati Istat, una famiglia spende in media 6.500 euro l’anno per la spesa alimentare ma, afferma Altroconsumo, se la stessa famiglia si recasse sempre nel supermercato risultato meno caro d’Italia ridurrebbe a 5.300 euro l’esborso, ben 1.200 euro in meno ogni anno.

In alcune grandi città scegliendo il posto giusto dove andare a fare la spesa si può risparmiare più di 1.300 euro l’anno, come a Bologna o a Torino. Circa 1.000 euro, invece, è quello che rimane in tasca a chi è di Salerno; 700 euro a chi vive a Milano. Più punti vendita, quindi, maggiore è la forbice dei prezzi.

Situazione opposta a Cosenza, dove non solo il risparmio massimo è di soli 40 euro, ma nel punto vendita più economico si spendono 6.400 euro in un anno. Non solo al Sud: ad Aosta, città tra le più care dell’inchiesta, la spesa minima in città è di 6.500 euro e le possibilità di risparmio sono ridotte a 200 euro. Qui qualunque supermercato si scelga, la spesa resta carissima. Scarsa concorrenza significa sempre poca scelta e prezzi allineati.

Un focus a parte meritano le promozioni: i risparmi rispetto al punto vendita meno caro vanno dal 5% di Rovigo al 20% di Genova e Roma.

Se si cambia abitudine di spesa abbandonando il carrello che comprenda prodotti di marca, scegliendo di acquistare solo nei discount, si riesce a risparmiare cifre altissime, anche più di 4.000 euro l’anno.

Riguardo le indicazioni del Ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e la volontà del Governo di produrre un decreto per ripristinare le chiusure domenicali, la posizione contraria al provvedimento da parte di Altroconsumo è netta.

Per Paolo Martinello, presidente della Fondazione Altroconsumo: “Obbligare i negozi a chiudere la domenica è un ritorno al passato e non giova a nessuno, men che meno ai consumatori, che in larga misura sono ormai abituati a orari di apertura ampi ed elastici, più consoni ai mutati tempi e stili di vita”.

“Perché poi vietare il lavoro domenicale nel commercio e non per esempio nella ristorazione, nei trasporti, nei servizi turistici, etc.? I diritti dei lavoratori al riposo settimanale vanno tutelati attraverso la contrattazione collettiva. Senza contare che il divieto di apertura domenicale farà perdere molti posti di lavoro, che non verranno certo recuperati nella piccola distribuzione ma eventualmente nella logistica dei grandi distributori del commercio elettronico, i soli che verranno davvero avvantaggiati da un divieto anti-storico e anti-crescita”, conclude Martinello.

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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