Celiachia, iniziative congiunte Cittadinanzattiva e AIC

Celiachia, i dati della Relazione al Parlamento

“Nel 2019 in Italia il numero di celiaci ha raggiunto i 225.418 soggetti con più di 11.000 diagnosi effettuate nell’anno. Una volta ottenuta la diagnosi, per il celiaco l’unica prescrizione ad oggi scientificamente valida è la dieta rigorosamente senza glutine”. Lo ha afferma il ministro della Salute, Roberto Speranza, nella introduzione nella Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia presentata nei giorni scorsi da parte del Ministero.

Cosa è la celiachia

La celiachia è un’enteropatia infiammatoria permanente scatenata, in soggetti geneticamente predisposti, dall’ingestione del glutine presente in alcuni cereali (es. grano, farro…). La proteina più rappresentata nel glutine di frumento è la gliadina. Si sviluppa per due fattori: uno ambientale, il glutine nella dieta, ed uno genetico. Solo il 3% delle persone geneticamente predisposte, che consumano glutine, sviluppa prima o poi la celiachia. Al momento attuale non sono noti quali siano questi eventi “scatenanti”, se siano ambientali e/o genetici, e quando debbano verificarsi nel corso della vita affinché la celiachia si manifesti clinicamente. Quel che è certo è che l’unica cura della celiachia è una dieta senza glutine.

Celiachia e COVID-19

Esistono maggiori rischi per chi si ammala di COVID-19 ed è affetto da celiachia? Come sono stati gestiti la diagnosi e il trattamento della celiachia durante la pandemia? Sono tante le domande che un paziente celiaco si pone in un momento delicato come quello che stiamo vivendo. La relazione inizia con il precisare che al momento attuale, non ci sono in letteratura studi che indagano direttamente il rischio di COVID-19 nei celiaci. C’è da dire però che i pazienti affetti dalla presenza di iposplenismo (ndr, complicazione della celiachia che consiste nella ridotta funzionalità della milza) sono immunodepressi a causa della ridotta funzionalità della milza e quindi vanno considerati ad alto rischio di contrarre l’infezione. Per questi – suggerisce il documento – devono essere applicati con rigore le misure di prevenzione dell’infezione da coronavirus e l’inclusione in eventuali programmi di diagnosi precoce.

Sul fronte della diagnosi della malattia il problema principale deriva dal rischio di trasmissione del COVID-19 durante l’esecuzione della duodenoscopia, accertamento per la diagnosi . La Società Europea di Endoscopia Gastrointestinale in un position statement del 19 aprile 2020 e ancora valido, ritiene opportuno che sia sospesa l’esecuzione delle esofago-gastroduodenoscopie per motivi di routine e che siano eseguite solo quelle ritenute salva-vita. E il dubbio è che durante la prima fase emergenziale il rischio di contagio in ambiente ospedaliero potrebbe aver rallentato l’accesso agli accertamenti diagnostici per la celiachia. Non ci sono invece criticità rilevate per i trattamenti e le diagnosi, ma è importante preferire l’uso della telemedicina.

I numeri della celiachia in Italia

La celiachia è una patologia cronica che colpisce circa l’1% della popolazione. Il fenomeno è in aumento. Nell’ultimo triennio (2017, 2018 e 2019) in Italia la media annuale delle nuove diagnosi è intorno alle 9.000. Dai dati presenti nella relazione risulta che in Italia, al 31.12.2019, risiedono 225.418 celiaci di cui 158.107 sono femmine e 67.311 sono maschi. La regione italiana dove si registrano più celiaci rispetto alla popolazione è la provincia di Trento (0,47%), seguita, a pari merito, da Valle D’Aosta e Toscana (0,46%). In termini assoluti è la Lombardia a contarne di più con 40.317 soggetti.

Il sostegno dello Stato a una dieta senza glutine

Una dieta senza glutine non è di facile gestione anche a livello economico. Il Servizio Sanitario Nazionale, nel rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza, garantisce mensilmente al celiaco un sostegno per l’acquisto degli alimenti senza glutine .(Clicca qui per consultare la lista degli alimenti erogabili sul sito web del Ministero della salute alla voce registro Nazionale dei prodotti senza glutine).

Il contributo economico varia a seconda dell’età a seconda e del sesso del soggetto, perché tiene conto dei corrispondenti fabbisogni energetici. Si stima che nel 2019 siano stati spesi oltre 220milioni di euro, con un contributo medio pro-capite di circa 1.000 euro.

Inoltre, il Ministero della salute ripartisce tra le Regioni dei fondi che hanno l’obiettivo di garantire la somministrazione dei pasti senza glutine nelle mense e favorire le attività formative destinate agli Operatori del Settore Alimentare. Nel 2019, sono stati impegnati e pagati in favore delle Regioni oltre 325mila euro per garantire la somministrazione dei pasti senza glutine e 535.464,45 euro per le attività formative destinate agli operatori alimentari, per un totale di 861.161,19 euro.

 

Scrive per noi

Silvia Biasotto
Silvia Biasotto
Sono quello che mangio. E sono anche quello che scrivo, parafrasando Ludwig Feuerbach. Nella mia vita privata e nella mia professione ho sempre amato conoscere, sperimentare e scrivere di cibo. La sicurezza e la qualità alimentare sono le principali tematiche di cui mi occupo ad Help Consumatori oltre che la tutela del cittadino in generale. Una passione che mi accompagna in questa redazione sin dal 2005 quando sono giunta sulla tastiera di HC a seguito del tirocinio del primo Master universitario in tutela dei consumatori presso l’Università Roma Tre. E ovviamente la mia tesi fu sulla Sicurezza dei prodotti!

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