Deposito rifiuti radioattivi, pubblicata la CNAPI

Deposito rifiuti radioattivi, pubblicata la CNAPI

“Lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti radioattivi è fondamentale per mettere la parola fine alla stagione del nucleare italiano e per gestire i rifiuti di origine medica, industriale e della ricerca che produciamo ancora oggi”, commenta così Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, la pubblicazione della Carta nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee a ospitare il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico (CNAPI).

Il documento, pubblicato dalla Sogin, individua 67 aree le cui caratteristiche soddisfano i criteri previsti nella Guida Tecnica n. 29 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) del 2014 e i requisiti indicati nelle linee-guida dell’International Atomic Energy Agency (IAEA).

In particolare, le aree interessate dalla Cnapi sono state individuate in sette regioni: Piemonte, Sardegna, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia e Sicilia.

“Ora – prosegue Stefano Ciafani – è necessario che si attivi un vero percorso partecipato, che è mancato finora, per individuare l’area in cui realizzare un unico deposito nazionale, che ospiti esclusivamente le nostre scorie di bassa e media intensità, che continuiamo a produrre, mentre i rifiuti ad alta attività, lascito delle nostre centrali ormai spente grazie al referendum che vincemmo nel 1987, devono essere collocate in un deposito europeo, deciso a livello dell’Unione, su cui è urgente trovare un accordo”.

Rifiuti radioattivi, Legambiente: avviare un percorso trasparente e condiviso

Legambiente ricorda come già nel 1999, con il dossier “L’eredità radioattiva”, avesse evidenziato la presenza di scorie nucleari collocate in depositi temporanei situati in aree inidonee, e l’eredità delle operazioni di smantellamento e bonifica delle vecchie centrali ancora da completare.

“Il problema degli attuali siti nucleari a rischio – ricorda Legambiente – non può essere risolto costruendo nuovi depositi in questi stessi siti ma individuando, con trasparenza e oggettività, il sito per una diversa e sicura collocazione di tutti i materiali radioattivi presenti in quelle aree”.

 

Rifiuti radioattivi. Fonte: Legambiente
Fonte: Legambiente

 

Il Deposito nazionale, che secondo il Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi dovrà essere realizzato entro il 2025 – spiega l’associazione ambientalista – sarà funzionale anche allo smantellamento e alla bonifica delle vecchie centrali nucleari ancora presenti sul territorio nazionale e per gestire i rifiuti prodotti annualmente negli ospedali, dall’industria e dai centri di ricerca.

“Tutti ricordiamo quello che successe nel 2003 quando l’allora commissario della Sogin e il governo Berlusconi scelsero, con un colpo di mano e senza fare indagini puntuali, il sito di Scanzano Jonico in Basilicata che, dopo le sollevazioni popolari a cui partecipammo anche noi, fu ritirato – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente -. Si tratta di un’esperienza davvero terribile da non ripetere. La pubblicazione della CNAPI è solo il primo passo”.

“Formalmente da oggi ci sono 60 giorni per produrre delle osservazioni da parte del pubblico al lavoro fatto, ma non ci si può limitare a questo – prosegue Andrea Minutolo. – Ribadiamo con fermezza l’urgenza di avviare un percorso trasparente, partecipato e condiviso col territorio che coinvolga i cittadini, le associazioni, le amministrazioni locali e la comunità scientifica, a partire dalle informazioni contenute nella CNAPI”.


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1 thought on “Deposito rifiuti radioattivi, 67 le aree idonee. Legambiente: “ora percorso partecipato”

  1. Con il decreto legislativo 101 del 31 luglio 2020 è STATA RECEPITA UNA DIRETTIVA EUROPEA che consente ai francesi di restituirci una percentuale delle loro scorie radioattive, in base a quanta energia nucleare acquistiamo da loro; consente agli Stati Uniti, di cui restiamo la più bella colonia, di smaltire le testate nucleari, fuori uso perché obsolete, detenute nelle loro basi italiane; oltre a quanto abbiamo in giro tra vecchie scorie e produzioni ospedaliere. Quello che si sta sollevando, è’ un problema molto più serio di quanto vogliono far credere buttando un po di becchime in mezzo alla piazza, AL FINE come al solito DI CAPIRE, REGISTRARE DATI E REAZIONI E STUDIARE LE MIGLIORI MOSSE attraverso data base e sceneggiatori folli . Abbiamo materiale radioattivo ovunque: questo decreto, che possiamo definire LA CARICA DEL 101, definisce ad esempio ben 162 termini tra cui, a puro titolo di esempio quello di «sorgente orfana»: “sorgente radioattiva la cui attività è superiore, al momento della sua scoperta, al livello di esenzione stabilito all’allegato I del presente decreto, e che non è sottoposta a controlli da parte delle autorità o perché non lo è mai stata o perché è stata abbandonata, smarrita, collocata in un luogo errato, sottratta illecitamente al detentore o comunque trasferita a un nuovo detentore non autorizzato ai sensi del presente decreto”… Mette i brividi leggerlo tutto perché fa capire a che punto siamo arrivati, continuando a far correre e giocare in borsa quattro delinquenti che ormai orientano come veri psicopatici, tutto quello con cui entrano in contatto, verso una macabra direzione. https://www.elettrosmog.it/download/Dlgs-110-2020-Radon.pdf

Parliamone ;-)

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