Forum PA

Al Forum PA 2025, che si è aperto questa mattina al Palazzo dei Congressi di Roma, si parla di Intelligenza artificiale. L’edizione di quest’anno “Verso una PA aumentata: persone, tecnologie, relazioni“, rifletterà ampiamente sul ruolo dell’AI che sta progressivamente trasformando la Pubblica Amministrazione, semplificando i processi burocratici, migliorando l’erogazione dei servizi e riducendo i tempi di risposta ai cittadini.

La ricerca 2025 presentata in apertura dei lavori mostra che i dipendenti pubblici italiani esprimono un giudizio decisamente positivo sull’impatto dell’AI sul loro lavoro.

Per il 79% l’AI incrementa la produttività individuale, per il 46% sviluppa la creatività per proporre idee e soluzioni nuove, per il 45% migliora la qualità del lavoro, per il 43% è professionalizzante, perché accresce le competenze. In tutti i casi i giudizi positivi superano decisamente quelli negativi. C’è però un 26,5% di intervistati che ritiene necessario uno sforzo di adeguamento delle competenze per poter gestire al meglio le opportunità dell’AI.

Primi impieghi concreti dell’intelligenza artificiale nella PA

Uno degli impieghi più promettenti è l’automazione delle pratiche amministrative. Sistemi basati su AI vengono testati per gestire domande di bonus, pratiche edilizie e richieste di accesso agli atti. Alcuni Comuni, come Bologna e Milano, hanno avviato progetti pilota per utilizzare chatbot intelligenti nei servizi di front office, capaci di rispondere in tempo reale a migliaia di domande frequenti.

Ma l’AI non si limita al dialogo con il cittadino. In alcune amministrazioni si esplorano strumenti predittivi per la gestione del personale, la manutenzione delle infrastrutture e l’analisi dei flussi di traffico urbano. Con l’ausilio del machine learning, è possibile anticipare criticità e ottimizzare l’allocazione delle risorse.

Dubbi etici e gap di competenze nella PA

Tuttavia, l’introduzione dell’AI nella PA solleva interrogativi cruciali. Come garantire trasparenza e responsabilità nelle decisioni algoritmiche? Come evitare che la tecnologia replichi, o addirittura amplifichi, eventuali discriminazioni presenti nei dati? E soprattutto: il personale pubblico è pronto a dialogare con l’intelligenza artificiale?

Il potenziale è enorme, ma servono formazione mirata, governance chiara e investimenti strutturati. In mancanza di una regia centrale, il rischio è quello di un’adozione disomogenea, con soluzioni scollegate e inefficaci.

Senza visione, l’AI amplifica le disuguaglianze

Un monito forte è arrivato anche dal Forum PA 2025, dove il Prof. Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, ha richiamato l’attenzione sul rischio di una trasformazione digitale distorta.

“Siamo prigionieri di una narrazione tossica del digitale – ha dichiarato –. Continuiamo a raccontarci che la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione sia di per sé uno strumento di inclusione e coesione territoriale. Ma i dati ci smentiscono. Lo SPID, ad esempio, è usato stabilmente da un cittadino su due nei grandi centri, ma da meno di uno su cinque nei piccoli comuni. Senza connettività diffusa e cultura digitale condivisa, l’AI rischia solo di accelerare i divari, amplificare le disuguaglianze e trasformare l’innovazione in una nuova forma di esclusione. Non basta digitalizzare. Serve farlo in modo equo, consapevole e sostenibile.”

Una transizione che non può essere solo tecnologica

Nel complesso, l’AI può essere un alleato formidabile per una pubblica amministrazione più efficiente, accessibile e proattiva. Ma solo se accompagnata da un’attenta riflessione etica e da una strategia condivisa. In caso contrario, l’intelligenza rischia di restare artificiale anche nel valore che riesce a generare per la collettività.

 

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