Domani le premiazioni "ImpresAmicA" del consumatore

Domani le premiazioni "ImpresAmicA" del consumatore

L’Antitrust ha lanciato la campagna di comunicazione #convienesaperlo, finanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico. L’iniziativa prevede incontri formativi per i giovani, sui diritti dei consumatori, sugli strumenti di tutela e sulle competenze del Ministero dello sviluppo economico e dell’AGCM in materia. E prevede, inoltre, incontri-convegni a favore di piccole e medie imprese, al fine di informare le PMI sui loro obblighi in materia di tutela dei diritti dei consumatori previsti dalla legislazione italiana, a partire dal Codice del Consumo.

L’Unione Nazionale Consumatori ha espresso alcune perplessità in merito alla campagna e ha deciso di scrivere al MISE, mentre altre Associazioni hanno preso le distanze da tali considerazioni.

Abbiamo intervistato Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Può spiegarci meglio la vostra posizione?

È certamente bene chiarire la nostra posizione, che ha scatenato molte reazioni, anche se salta all’occhio come queste provengano per la maggior parte da associazioni di consumatori che si sono affrettate a solidarizzare con l’Antitrust: si tratta tuttavia di reazioni superficiali che non hanno colto il senso della nostra iniziativa nei confronti del MISE. Mi lasci aggiungere, anche di soggetti che evidentemente hanno talmente poca confidenza con le dinamiche Antitrust da non sapere quanto invece l’Unione Consumatori sia solita collaborare con l’Autorità, al punto da essere insignita, lo voglio ricordare, un paio di anni fa del premio come migliore associazione sul versante del contrasto alle pratiche commerciali scorrette.

Ed allora dico subito che la nostra polemica non riguardava l’Autorità, i cui compiti e il cui ruolo sono meritori, e con poche risorse e pochi mezzi fronteggia un mercato sempre più aggressivo nei confronti del consumatore. Le nostre perplessità riguardavano l’iniziativa del MISE di destinare a questa campagna informativa parte delle risorse e dei proventi delle multe Antitrust. Io non sono un amministrativista per dire se può configurarsi un conflitto di interessi, ma quel che è certo è che una simile iniziativa andava condivisa con il CNCU. Anche per renderla il più possibile efficace.

Lei ha evidenziato il rischio che con la campagna di comunicazione #convienesaperlo si possa veicolare un messaggio impreciso, e cioè che “l’Antitrust si occupi ‘direttamente’ di tutelare i consumatori, quando in realtà le azioni dell’Autorità non possono entrare nel merito della singola controversia tra consumatori e imprese“. Può spiegarci meglio questo aspetto, magari con qualche esempio?

Indicare con una campagna pubblicitaria, persino televisiva, l’Antitrust come soggetto incaricato di offrire tutela ai consumatori rischia di confondere le idee ai cittadini sugli strumenti di tutela. Perché, come è noto, l’Antitrust tutela il mercato e con ciò indirettamente gli stessi singoli consumatori, ma se, ad esempio, uno ha un problema con un viaggio che non viene rimborsato in denaro ma con un voucher o con un venditore online scorretto, la sua singola vertenza non sarà risolta dall’Autorità Antitrust, ma attivando gli strumenti previsti dall’ordinamento a tutela dei cittadini. Cosa che, spesso, trova la collaborazione delle migliori Associazioni dei Consumatori.

Qualcuno ha parlato di gelosia da parte del mondo consumeristico nei confronti dell’Antitrust, oppure di preoccupazione circa il suo ruolo; nulla di tutto questo, nessuno meglio di UNC sa quanto gli interventi sinergici possano favorire una migliore tutela dei cittadini.

Ma, a conferma di quanto la campagna appena iniziata rischi di tradursi in un boomerang, posso dire che in molti hanno scritto ai nostri sportelli chiedendo come inviare un singolo reclamo all’Antitrust. Se a ciò aggiungiamo che l’Autorità è costantemente in debito di ossigeno perché non riesce, con le risorse a disposizione, a rispondere sempre puntualmente alle segnalazioni che riceve, ecco che affollarne gli sportelli con richieste di aiuto di singoli casi dimostrerebbe il fallimento di questa iniziativa, nata con i migliori auspici ma forse non meditata sufficientemente.

 

Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori

 

Quali sono, secondo lei, gli aspetti su cui bisognerebbe lavorare per migliorare e rafforzare la collaborazione tra Antitrust e Associazioni dei Consumatori?

La collaborazione è storicamente ben avviata grazie all’ottimo lavoro che svolgono gli addetti, i funzionari, i dirigenti dell’authority con i quali siamo strettamente in contatto. Certo, le problematiche si moltiplicano, ma questo è un tema che riguarda l’attenzione della politica verso l’Autorità, che ha bisogno di più risorse e di più persone per restare al passo con i tempi.

Forse, anche per questo, si spiegano alcune situazioni che pure non abbiamo mancato di rimarcare, che rappresentano aspetti critici nella tutela dei consumatori: cito per primo i tempi di risposta ad alcune iniziative e segnalazioni delle associazioni e, in alcune situazioni, questo devo dirlo, ci saremmo aspettati delle sanzioni, mentre l’Antitrust ha preferito uno strumentario più soft, come quello della moral suasion o dell’adozione di impegni da parte dei professionisti, che, ricordo, sono una sorta di patteggiamento che evita loro la sanzione. Su questo credo che si possa fare meglio.

Alla luce dei cambiamenti portati dalla pandemia, quali sono le nuove sfide che i consumatori devono affrontare? Il ruolo delle Associazioni e dell’Antitrust, anche in vista di queste nuove sfide, cambierà?

Si tratta di sfide epocali che la pandemia ha solo accelerato. Pensiamo all’invadenza delle piattaforme, al ruolo del digitale, alla smaterializzazione dei contratti, alla facilità con la quale la cosiddetta subscription economy ci spinge ad aderire a questo o quel servizio con grande velocità, salvo poi diventare più lenta nel momento in cui il consumatore vuole disdire.

Su questi versanti l’Europa sta producendo un grande sforzo legislativo e ci lasciano ben sperare alcuni recenti sviluppi, tra cui quello che potrebbe dar vita a una class action europea. Perché non andrebbe dimenticato che le sanzioni dell’Antitrust devono poi essere più efficaci (attendiamo un innalzamento dei massimi edittali di queste sanzioni proprio in recepimento di una direttiva europea), ma soprattutto i cittadini devono poi poter agire a tutela dei loro diritti individuali.

 

#convienesaperlo, la campagna Antitrust
#convienesaperlo, la campagna Antitrust

 

Con i tempi e i costi attuali della giustizia questa è una sfida molto complessa, ma la serialità e la digitalizzazione dei processi, nella quale è leader l’UNC, credo possano consentirci di dare tutela ad ampie fasce della popolazione, a condizione che non si polverizzi questa domanda di tutela facendo credere ai consumatori che l’Antitrust possa assisterli nella singola controversia o persino che il MISE (che sembra avere in animo di strutturare un portale di ascolto della cittadinanza) non voglia incaricarsi anch’esso di distrarre casi dagli sportelli delle AACC.

Su questo versante la concorrenza, come è giusto che sia, sarà sempre più ampia e presto gli stessi assistenti vocali forniranno assistenza ai consumatori. Per noi dell’UNC è una sfida entusiasmante a condizione che, come in ogni mercato, le regole siano uguali per tutti.

Su questo concludo dicendo che, come associazione dei consumatori, siamo costretti ad una, burocrazia, talvolta estenuante, richiesta dal MISE: la raccolta dei dati delle persone che si rivolgono alle nostre organizzazioni, quando poi le App sono in grado di fornire una tutela più veloce ed efficace. È chiaro che, così stando le cose, si danneggia la preziosissima attività svolta dagli enti del Terzo settore.

La conclusione è che se questa polemica, seguita alla nostra presa di posizione sulla campagna Antitrust, fosse servita anche solo ad accendere una riflessione su questi temi di politica della tutela di consumo, avremmo raggiunto il nostro scopo.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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