gruppo ferrarini

Ferrarini. Fonte: www.ferrarini.com

Un altro grande gruppo alimentare italiano rischia di passare in mani estere, peraltro poco chiare. Si tratta del gruppo Ferrarini, lo storico Salumificio che è in gravi difficoltà finanziarie dal 2017.

Ferrarini, le due cordate

Per il salvataggio, ormai in sede di concordato preventivo, si fronteggiano due cordate: la prima è composta dalla stessa famiglia Ferrarini con soldi pubblici italiani, sostenuta da AMCO (banca di proprietà del MEF), e dal Gruppo Pini, una holding di fatto estera con forti interessi in Spagna e i cui vertici sono stati coinvolti di recente in accuse di frode fiscale in Ungheria.

L’altra è composta dalle due più grandi banche italiane, IntesaSanpaolo e Unicredit, con alcune delle principali imprese italiane del settore agroalimentare: il gruppo Bonterre – Grandi Salumifici Italiani, Opas (l’Organizzazione di produttori allevatori di suini) e Hp (società attiva nel sostegno e nell’innovazione dell’agrifood). Questa proposta ha registrato il sostegno di Coldiretti, Cia-agricoltori italiani e dell’assessorato all’Agricoltura dell’Emilia Romagna.

Con la prima cordata sarebbe alto, se non certo, il rischio di una delocalizzazione dell’attività e dei posti di lavoro (oltre 1000) in Spagna, con danni significativi anche ai marchi del made in Italy. Peraltro con soldi pubblici!

La seconda invece si pone come obiettivo principale, oltre alla salvaguardia dei posti di lavoro, la difesa dell’agroalimentare made in Italy e di tutta la sua filiera. E i soldi sono privati!

Ferrarini e il made in Italy

Non c’è alcun dubbio sulla preferenza dei consumatori italiani e di tutti coloro che credono nel made in Italy agroalimentare. Non si vuole davvero ripetere una nuova vicenda Parmalat.

Sul piano politico la ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova ha dichiarato: «Per salvare il gruppo Ferrarini non basta un’iniezione finanziaria ma occorre soprattutto superare le ragioni che hanno provocato la crisi dello storico salumificio con una decisa svolta strategica per valorizzare il vero made in Italy con il coinvolgimento dell’intera filiera».

Per Bellanova è «un obiettivo possibile grazie all’azione del ministero e del governo che ha introdotto l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine trasformate per combattere la concorrenza sleale dall’estero e garantire trasparenza ai consumatori sulla reale provenienza dei prodotti». La ministra ha anche ricordato che «il decreto di agosto ha scelto di aiutare l’intera filiera dal campo alla ristorazione in crisi con 600 milioni di euro da destinare alle strutture che acquistano prodotti Made in Italy».

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Antonio Longo, direttore responsabile
Antonio Longo, direttore responsabile
I consumatori sono entrati nella vita professionale e militante nel 1998 e nel 2003 ho fondato questa agenzia. Dal 2010 rappresento in Europa i consumatori italiani. Il mio lavoro a Bruxelles si è concentrato soprattutto sui internet, agenda digitale, cybersecurity. Mi appassiona la comunicazione ai cittadini, in politica ed economia. Laureato in Scienze Politiche con Aldo Moro e tesi sul divieto di ricostituzione del partito fascista, ho completato la mia formazione con un Master in Sociologia del mass media. Nel 2017 con altri amici ho fondato Building Europe Srl, per migliorare l'utilizzo dei fondi europei. I miei hobby: la lettura, la musica classica e folk, il cinema. Mi diletto di cucina soprattutto con buoni risotti. Orgogliosamente salentino, cittadino del mondo

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