Il consumo di carne in Italia è particolarmente diffuso. Malgrado da più parti arrivino indicazione sulla necessità di ridurne l’assunzione, si calcola infatti che nel 2016 si siano consumati in media 79 kg di carne, di cui 37 kg di maiale, 21 kg di manzo e 19 kg di pollo (dati Osservatorio sui consumi delle carni-Agriumbria).

Nonostante il largo consumo però, sono molti gli italiani che si interrogano sulle reali condizioni di allevamento degli animali. Risulta quindi particolarmente diffusa la convinzione che i prodotti derivanti da animali in salute e allevati correttamente siano più salutari anche per l’uomo (il 93% secondo un sondaggio condotto dal Centro Tutela Consumatori Utenti e dalla Libera Università di Bolzano). Una percentuale pari all’86% si dice quindi senz’altro favorevole a pagare anche di più i prodotti di origine animale, che siano certificati secondo standard di “sostenibilità e benessere” degli animali impiegati.

La stessa posizione è particolarmente diffusa anche tra i consumatori del resto d’Europa che, in uno studio Eurostat pubblicato a marzo 2016, affermano di essere disposti a spendere di più per la cosiddetta “carne felice” (59%).

Ma ad oggi i consumatori fanno fatica a individuare, al supermercato, la carne proveniente da allevamenti che tutelano il benessere degli animali. Per questo motivo, alla vigilia della Giornata mondiale degli animali, che si svolgerà domani 4 ottobre, Il CTCU chiede una marcatura chiara e inequivocabile che indichi le condizioni di allevamento.

Quella della carne biologica è un’etichetta affidabile per chi ha a cuore la protezione degli animali. Ma non tutti possono permettersi la carne biologica. È urgente introdurre un’offerta chiaramente individuabile che tenga conto del benessere degli animali e si inserisca tra biologico e convenzionale. I soggetti competenti devono spingere sull’acceleratore dello sviluppo di un label pubblico del benessere animale, tenendo conto delle aspettative dei consumatori”, dichiara Walther Andreaus, Direttore del CTCU.

Il CTCU reclama maggiore trasparenza e propone un label del benessere animale a due livelli: un livello base, chiaramente al di sopra degli standard minimi di legge, e un livello premium che soddisfi standard più ambiziosi.

Per le uova i consumatori possono capire dal codice numerico stampigliato da quale tipo di allevamento provengano. Anche per la carne serve una marcatura semplice, se possibile univoca per tutta l’UE. Il Governo dovrebbe portare avanti il progetto di una marcatura nazionale e adoperarsi nell’UE per l’individuazione di una soluzione comune.

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Redazione
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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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