Nel dibattito sul Made in Italy, che si è imposto all’attenzione dell’opinione pubblica dopo la due giorni di protesta organizzata da Coldiretti, i veri assenti sono stati proprio i consumatori, invocati nella richiesta di sicurezza alimentare e di “italianità” dei prodotti e delle materie prime. Per Adiconsum, nel dibattito non solo vanno coinvolti i consumatori, ma bisogna tenere conto dei problemi posti da un ragionamento basato solo sull’autosufficienza delle materie prime.
“A giudizio di Adiconsum – afferma Pietro Giordano, presidente nazionale dell’associazione – bisogna passare da un dibattito sterile ad un dibattito costruttivo. Non si può condurre una battaglia sul Made in Italy senza coinvolgere in maniera fattiva i consumatori e le loro rappresentanze. Non si può condurre una battaglia sul Made in Italy invocando l’utilizzo esclusivo delle nostre materie prime, quando queste nel nostro Paese non sono presenti a sufficienza o sono di bassa qualità”. Secondo l’associazione, ragionare in termini di autosufficienza delle materie prime presenta numerosi problemi, intanto perché “si tradurrebbe in un aumento del costo finale del prodotto, che ricadrebbe non solo sul consumatore, ma anche sulla nostra competitività sui mercati esteri, con  pesanti ripercussioni sul nostro export che, nonostante la crisi è stato l’unico settore ad essere sempre contraddistinto da un segno positivo. Ragionare in termini di autosufficienza nelle materie prime – prosegue ancora Giordano – non aiuterebbe neanche a contrastare il “sounding”, ma rafforzerebbe le mafie, il sommerso, l’evasione fiscale e contributiva, la non sicurezza e l’insalubrità degli alimenti”.
L’associazione, in una lettera al Ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo, ha chiesto un incontro per porre al centro del dibattito le questioni della food security, food safety e food quality: “Tutte questioni – conclude Giordano –  che a nostro avviso vanno affrontate in una logica di sistema, attraverso il confronto fra tutti gli attori della filiera, in modo da arrivare a regole condivise e a una best practice tutta italiana da affermare in Europa”.

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Redazione
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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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