Per chi rispetta la tradizione, la tavola del Natale è imbandita di pesce e prodotti ittici, dal primo piatto a seguire. I consumi aumentano dunque vertiginosamente nei giorni delle feste natalizie. Di fronte a tutto questo, però, come può difendersi il consumatore dal pericolo di frodi alimentari o dal rischio che non sia davvero fresco il pesce acquistato come tale? Secondo il Movimento Difesa del Cittadino, il consumatore deve orientarsi a partire da due o tre mosse fondamentali: leggere le etichette, scegliere venditori di fiducia, imparare a riconoscere il pesce fresco, preferire il pesce di stagione.

L’etichetta è la carta di identità del pesce. Le indicazioni obbligatorie per il pesce fresco sono denominazione commerciale della specie, metodo di produzione (pescato o allevato) , origine (zona di cattura per il pescato e il Paese di provenienza per l’allevato), categoria degli attrezzi di pesca e prezzo. Anche se non sempre si trovano tutte, o tutte insieme. Nel 2016, ad esempio, il Movimento ha svolto una rilevazione nei mercati rionali d’Italia. E’ emerso che solo 2 banchi di pesce su 10 erano in regola in materia di etichettatura. L’informazione più presente è stata il prezzo (90,2%), seguita dalla denominazione commerciale (84,8%) e dall’origine (73,5%).  Anche il metodo di produzione è una indicazione utile al cittadino e ancora troppo spesso poco presente (solo nel 49,2% dei casi).

Come si riconosce il pesce fresco? Dice MDC: “L’odore deve essere gradevole, il corpo rigido e arcuato, l’occhio in fuori con cornea trasparente e pupilla nera e le branchie rosee o rosso sangue prive di muco. Le carni devono essere compatte, elastiche bianche o rosee. Infine le squame, che devono essere molto aderenti”. Da considerare che anche i prodotti ittici hanno le loro stagioni: sono stagionali di dicembre e gennaio nasello, sardina, sogliola, spigola, triglia.

Come si conserva il pesce? Ecco un punto fondamentale. Il pesce va consumato nel più breve tempo possibile ed è necessario pulirlo immediatamente eviscerandolo, lavarlo accuratamente e conservarlo subito in frigorifero, coprendolo con una pellicola per evitare di trasmettere l’odore di pesce agli altri alimenti. Se si pensa di consumare il pesce qualche giorno dopo occorre congelarlo sempre dopo aver eliminato le parti viscerali e le pinne, utilizzando poi un involucro impermeabile all’aria, all’umidità e all’odore come ad esempio i sacchetti di polietilene, adatti per congelare e conservare, facilmente reperibili. Il sacchetto deve essere chiuso bene, eliminando il più possibile l’aria dalla confezione. Il tempo di conservazione cambia a seconda dal contenuto in grassi delle diverse specie di pesce (è consigliabile non tenere in congelatore più di tre mesi un pesce grasso come sgombro, tonno, salmone, mentre un pesce magro come merluzzo, sogliola si conserva bene per oltre sei mesi): è importante quindi porre un’etichetta sulla confezione indicando la data di congelamento.


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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