Nuove tecniche genomiche, i Consumatori scrivono alla GDO (Foto Pixabay)

In Europa si sta per votare il regolamento sui nuovi Ogm. In ballo ci sono le nuove tecniche genomiche (NGT) e la loro regolamentazione, che per società civile e associazioni dei consumatori sarà una deregolamentazione. Col rischio più che concreto che i prodotti ottenuti da piante NGT non ci sarà né autorizzazione né etichettatura.

Insomma: la proposta di regolamento Ue sulle nuove tecniche genomiche, se approvata, eliminerebbe tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio per i prodotti agricoli e alimentari ottenuti dai “nuovi Ogm”. Così le associazioni dei consumatori hanno deciso di fare fronte comune e hanno scritto alla grande distribuzione organizzata (GDO) chiedendo una posizione comune contro i nuovi Ogm.

Nuove tecniche genomiche, le nuove norme

Nella prossima plenaria di metà giugno, evidenziano le associazioni, il Parlamento europeo si appresta infatti ad approvare il nuovo regolamento riguardante le “piante ottenute mediante alcune nuove tecniche genomiche, nonché alimenti e mangimi da esse derivati”. Poiché il dibattito politico e mediatico è di fatto assente, i Consumatori hanno deciso di scrivere alle più importanti catene della GDO operanti in Italia per “instaurare un dialogo e possibilmente fare fronte comune per ottenere che i prodotti che in futuro verranno commercializzati siano sottoposti alle stesse regole a cui soggiacciono i tradizionali OGM”.

Il regolamento, negoziato dal 2023, prevede la deregolamentazione delle cosiddette piante NGT di categoria 1 (NGT = New Genomic Techniques). Per queste piante e per gli alimenti e mangimi da esse derivati, spiegano le associazioni, “non saranno più necessari né una procedura di autorizzazione, né una valutazione dei rischi, né un’etichettatura sul prodotto finale – a differenza di quanto previsto per gli alimenti e mangimi ottenuti con la “vecchia” ingegneria genetica e in potenziale violazione del principio di precauzione”.

Cosa sono i nuovi Ogm

Le nuove tecniche genomiche (NGT) sono un insieme di tecniche che alterano il materiale genetico di un organismo. Non esistevano nel 2001, quando è stata adottata la legislazione sugli Ogm. Attualmente sono soggette alle stesse norme degli Ogm ma la proposta della Ue è di creare due percorsi distinti per l’immissione nel mercato delle NTG: una parte, quelle che potrebbero essere presenti anche in natura o essere prodotte con tecniche di selezione convenzionali, saranno trattate come piante convenzionali e non dovrà essere svolta alcuna valutazione del rischio; a tutte le altre piante NGT si applicherebbero le prescrizioni della legislazione vigente in materia di OGM, quindi si prevede che potranno essere immesse in commercio solo dopo una procedura di autorizzazione.

Secondo quanto denunciato da diverse organizzazioni anche all’inizio di quest’anno, con il nuovo regolamento le NGT “sarebbero quasi completamente liberalizzate e deregolamentate: per la stragrande maggioranza delle piante NGT e degli alimenti e mangimi da esse derivati, in futuro non sarebbero più necessari né una procedura di autorizzazione, né una valutazione dei rischi, né un’etichettatura”.

Quali tutele per i consumatori?

E le tutele dei consumatori? Le associazioni firmatarie dell’appello ricordano che la maggioranza dei cittadini, italiani ed europei, si dichiara contraria al consumo di alimenti geneticamente modificati, sia “vecchi” Ogm che nuovi. Quasi due italiani su tre ritengono che l’Ue non dovrebbe togliere l’obbligo di segnalare in etichetta i nuovi Ogm e tre intervistati su quattro si dichiarano “preoccupati” per le possibili conseguenze sulla salute umana. Fra l’altro ci sarebbe un arretramento nel sistema di garanzie costruito negli anni a tutela dei consumatori sul diritto a sapere cosa si mangia e alla scelta consapevole, nonché un contrasto col principio di precauzione.

Davanti a questa prospettiva, le associazioni dei consumatori firmatarie chiedono alla GDO “italiana” di “uscire allo scoperto e dichiarare se siano o meno d’accordo nel sostenere che le NGT siano assoggettate alla direttiva UE 2001/18 sugli OGM, quindi a tracciabilità obbligatoria lungo tutta la filiera, etichettatura chiara per i prodotti finali, e valutazione indipendente del rischio per ogni prodotto NGT immesso sul mercato”.

Come comunicare l’assenza di Ogm?

È a rischio la stessa dicitura che segnala alcuni cibi come no Ogm.

“Se il Parlamento Europeo approverà il nuovo regolamento che esclude i prodotti NGT dagli obblighi di etichettatura e tracciabilità, tutta la GDO – spiegano le associazioni dei consumatori – si troverà nell’impossibilità materiale di garantire e comunicare ai propri consumatori l’assenza di ingredienti derivanti dall’ingegneria genetica nelle proprie referenze a marchio. La garanzia “GMO free”, così come è stata costruita e comunicata, perderebbe di significato, con danni evidenti alla credibilità e alla fiducia che il marchio ha saputo costruire nel tempo”.

Le associazioni hanno dunque chiesto un incontro urgente con i vertici di Coop Italia, Conad, Esselunga, Lidl, Selex, Aspiag, Poli, MPreis Italia, Aldi e Carrefour per discutere le conseguenze dell’approvazione dell’attuale testo regolamentare e per mettere in azione iniziative comuni. L’obiettivo è unire domanda e offerta per “salvaguardare il diritto a sapere cosa compro e cosa mangio”.

Le associazioni dei consumatori firmatarie sono ACP-Aiace-Sdc, ACU, Adiconsum, ADOC, Adusbef APS, Associazione URT, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, iConsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento del Consumatore, Unione Nazionale Consumatori e Centro Tutela Consumatori Utenti.


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