“Sulla questione della coltivazione di Ogm in Europa la Commissione Barroso è quantomeno testarda, e meriterebbe di certo una censura del Parlamento europeo. Altrettanto grave è che in Italia ci sia una regione, il Friuli Venezia Giulia, che voglia essere più realista del re, mettendo a repentaglio il patrimonio unico del settore agroalimentare italiano aprendo le maglie a favore delle lobby pro Ogm”. Lo dichiarano gli esponenti di Green Italia Monica Frassoni, copresidente del Partito Verde europeo, e Francesco Ferrante.
“La Commissione , insistendo nel voler autorizzare la coltivazione del mais Ogm 1507 – continuano gli esponenti di Green Italia – pretenderebbe di non tenere alcun conto della volontà del Parlamento europeo, degli Stati membri e dei cittadini, nascondendosi dietro il parere dell’ Autorità per la Sicurezza alimentare di Parma,e ciò prefigura una grave violazione dell’obbligo della Commissione di difendere l’interesse comune degli europei. Oggi la priorità é rompere lo stallo che dura dal 2010 e assicurare agli Stati membri il diritto a vietare sul proprio territorio le coltivazioni Ogm anche per ragioni socio-economiche, come proposto dal Parlamento europeo  nel testo approvato in prima lettura nel 2011”.
“Una condizione imprescindibile per garantire la sicurezza e qualità dell’agricoltura europea e in particolare italiana, che in FVG – concludono gli esponenti di Green Italia –  è minata da chi infrange la legge seminando  e raccogliendo mais Ogm, trovando una sponda in un’amministrazione che insiste nel voler approvare una norma che regoli l’impossibile coesistenza tra l’agricoltura tradizionale e quella  geneticamente modificata.”
Secondo un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications (ISAAA) i Paesi che nel mondo hanno coltivato biotech nel 2013 sono stati 27, uno in meno rispetto al 2012. 
Gli ettari a coltivazione biotech sono in totale 175 milioni, concentrati soprattutto negli Stati Uniti (70.1 milioni di ettari), in Brasile (37 milioni in Brasile), 24,4 milioni (Argentina) e Canada (11 milioni), ma anche in Cina e nei Paesi di via di Sviluppo sotto il pressing delle multinazionali.  “In coda alla classifica l’Unione Europea dove – sottolinea la Coldiretti – nonostante l’azione delle lobbies che producono ogm,  nel 2013 sono rimasti solo cinque, sui ventotto, i paesi a coltivare Ogm (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania), con appena 148mila ettari di mais transgenico MON810  piantati nel 2013, la quasi totalità in Spagna (136.962  ettari). Il livello di scetticismo dei cittadini rimane elevato nonostante – sostiene la Coldiretti – il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni genetiche effettuate su animali e vegetali in laboratorio (dalla mela che non annerisce al pomodoro viola contro le infiammazioni, dal supersalmone ad accrescimento rapido al riso ipervitaminico, dalle patate fritte superesistenti ai parassiti, fino al latte materno da mucche transgeniche). La realtà che emerge da rapporto – conclude la Coldiretti – è infatti che sostanzialmente gli OGM in commercio riguardano pochissimi prodotti (mais, soia e cotone) e sono diffusi nell’interesse di poche multinazionali senza benefici riscontrabili dai cittadini.

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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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