Si riaccende il dibattito sugli Organismi geneticamente modificati. Il Ministro dell’ambiente Andrea Orlando ha scritto al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ricordandole che in Italia vige il divieto di coltivazione del mais geneticamente modificato Mon 810, come previsto dal decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 agosto scorso. Il divieto è in vigore fino all’adozione di misure comunitarie e per un periodo di 18 mesi dalla data di pubblicazione.
“Il termine massimo di efficacia del decreto è stato fissato in 18 mesi – precisa il Ministro – principalmente allo scopo di costruire le condizioni per l’adozione di misure regionali di gestione finalizzate alla massima tutela dell’agrobiodiversità e dell’ambiente”. “Allo scopo di assicurare una completa attuazione del divieto di coltivazione del mais MON 810 imposto dal decreto 12 luglio 2013 nella Regione Friuli Venezia Giulia, ove il mais geneticamente modificato in questione è coltivato, si chiede di conoscere con quali modalità la Regione intenda procedere, stante l’eventualità di dover anche dar seguito all’applicazione alle sanzioni previste dagli artt. 35 e 36 del decreto legislativo n. 224/2003 e alla bonifica, al ripristino ambientale e al risarcimento ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006, qualora sia accertato un effettivo danno ambientale conseguente alla coltivazione del mais MON 810.
L’altolà del Ministro, sollecitato dalla Task force per un’Italia libera da Ogm, arriva alla vigilia dei lavori di trebbiatura nel campo di mais geneticamente modificato in Friuli, annunciati per sabato prossimo.
Debora Serracchiani replica che “occorre che il Governo colmi le lacune normative. Oltre all’impossibilità di irrogare una sanzione, non vi è alcuna base normativa che renda legittimo un qualunque provvedimento amministrativo regionale per distruggere le colture Ogm in atto”. “La Regione – aggiunge Debora Serracchiani – ha costantemente monitorato la situazione dei campi coltivati con mais Ogm, ma non ha elementi per procedere penalmente contro i conduttori dei fondi”.

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Redazione
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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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