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Prezzi alimentari in aumento, cosa accade sul mercato delle materie prime?

I prezzi alimentari sono in aumento, la guerra in Ucraina ha forti ripercussioni sui prezzi di energia e materie prime e tutto questo finisce per traslarsi sui prezzi al dettaglio. E dunque, con i carburanti in corsa e i prezzi al rialzo sui beni alimentari, a farne le spese alla fine della filiera sono direttamente i consumatori. Ma cosa sta succedendo sui mercati delle materie prime, di grano e mais ad esempio?

Un’analisi è stata fatta qualche giorno fa da Ismea, che ha sottolineato come «lo scoppio del conflitto si è innanzitutto inserito in un contesto di tensioni sui mercati dei cereali come non si vedeva dalla precedente crisi dei prezzi del 2007-2008. Tensioni scatenate da un insieme di fattori di tipo congiunturale, geopolitico e non ultimo speculativo, che rendono l’Italia particolarmente vulnerabile in ragione dell’alto grado di dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti di grano e mais».

CAI-Consorzi Agrari d’Italia evidenzia che «il costo dei prodotti agricoli incide sul 10% del prezzo del prodotto finale al consumatore, eventuali aumenti nel breve periodo di prodotti derivanti dal grano tenero, quali pane, farine e biscotti, sarebbero dovuti principalmente al caro energia e ai rincari di trasporti, imballaggi, carburante».

Pane, pasta e rincaro dell’energia

Uno dei fattori che per primo incide sull’aumento delle materie prime è il rincaro dell’energia. A dirlo anche Coldiretti che, in risposta all’analisi di Assoutenti sui prezzi record di pane e pasta, dice che dal grano al pane il prezzo aumenta di 13 volte.

«Un chilo di grano tenero ha raggiunto infatti in Italia – sottolinea Coldiretti – il valore massimo di 40 centesimi al chilo su valori influenzati direttamente dalle quotazioni internazionali a differenza del pane che evidenzia una estrema variabilità dei prezzi lungo la penisola. Una dimostrazione che a pesare sul prezzo finale del pane per oltre il 90% sono altri fattori come l’energia, l’affitto degli immobili ed il costo del lavoro piuttosto che la materia prima agricola».

 

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Pane e pasta, prezzi record con caro bollette. E nuovi rincari con la guerra

 

Consorzi Agrari d’Italia: record per grano tenero e mais, stabile il grano duro

In una recente analisi, fatta in base alla rilevazione settimanale della Borsa Merci di Bologna, punto di riferimento in Italia per le contrattazioni fisiche dei prodotti agricoli, Consorzi Agrari d’Italia evidenzia che le quotazioni di grano tenero e mais, rispettivamente +17% e +23% rispetto alla scorsa settimana, hanno sfondato per la prima volta nella storia in Italia quota 400 euro a tonnellata. Continua invece a rimanere stabile il grado duro (l’ingrediente di base della pasta), che non è toccato dalla guerra.

Il grano tenero sale infatti in una settimana di 60 euro a tonnellata fermandosi tra 402 e 411 euro a tonnellata, con punte di 435 euro per il frumento più proteico. Il mais, invece, tocca quota 405 euro a tonnellata con un rialzo di 75 euro rispetto all’ultima quotazione della scorsa settimana.

Il grano duro, prosegue l’analisi di CAI, resta fermo tra 510 e 515 euro a tonnellata, stabile ormai da qualche settimana, l’orzo registra +25% toccando 384 euro a tonnellata di quotazione, mentre il sorgo (+23%) passa da 308 a 378 euro a tonnellata. Leggero rialzo per la soia (+4,5%) a quota 688 euro a tonnellata.

I prodotti agricoli, l’import e il prezzo del prodotto finale

«Rispetto alle rilevazioni del 17 febbraio, ultima settimana prima dell’inizio della guerra, il grano tenero ha subito una impennata del 31,4%, il mais del 41%, sorgo e orzo del 38%, la soia del 9,5% – spiega ancora l’analisi – L’Italia importa il 64% del grano tenero per il pane e i biscotti, il 44% di grano duro necessario per la pasta, il 47% di mais e il 73% della soia, questi ultimi due prodotti sono fondamentali soprattutto per l’alimentazione animale».

Per quanto riguarda il prezzo finale al consumatore, CAI sottolinea che «il costo dei prodotti agricoli incide sul 10% del prezzo del prodotto finale al consumatore, eventuali aumenti nel breve periodo di prodotti derivanti dal grano tenero, quali pane, farine e biscotti, sarebbero dovuti principalmente al caro energia e ai rincari di trasporti, imballaggi, carburante».

Italmopa: costi energetici, possibile fermo impianti

Il peso dei costi energetici sembra dunque uno dei principali fattori che incide sui prezzi, almeno finora. Secondo Italmopa, Associazione Industriali Mugnai d’Italia (Federalimentare-Confindustria) servono urgenti misure per limitare l’impatto dei costi energetici, dunque dei prezzi di gas e elettricità, sul comparto molitorio.

«Le aziende molitorie risultano ormai allo stremo – ha detto Emilio Ferrari, Presidente Italmopa – e il fermo produttivo di impianti, già attualmente verificatosi, potrebbe allargarsi molto rapidamente per via della difficoltà a trasferire, seppur solo parzialmente, gli aumenti dei costi energetici sul prezzo delle farine e delle semole. Tali costi si sono quintuplicati rispetto a pochi mesi fa ed un ulteriore pesante aggravio è previsto fin dalle prossime settimane a causa del conflitto ucraino. Una situazione insostenibile, acuita anche dalla corsa senza fine delle quotazioni della materia prima frumento, dei costi della logistica e dei trasporti».

 

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Guerra in Ucraina, prezzi del cibo e transizione ecologica, l’analisi di Terra!

 

Scorte alimentari, filiera e guerra

C’è anche un problema di scorte alimentari e canali di approvvigionamento, che la guerra costringe a rivedere.

Secondo CAI-Consorzi Agrari d’Italia «se l’Europa si dimostrerà unita, senza inutili e dannosi slanci protezionistici dei singoli Paesi, gli approvvigionamenti di grano e mais non mancheranno e non ci sarà bisogno di alcuna deregulation comunitaria su OGM, limiti dei residui massimi e prodotti fitosanitari vietati già da qualche anno che penalizzerebbero gli agricoltori italiani e danneggerebbero consumatori italiani ed europei».

La guerra naturalmente contribuisce all’instabilità del mercato internazionale, dove si stanno sommando (evidenzia una recente analisi dell’associazione Terra!) quattro crisi sovrapposte – l’emergenza climatica, la pandemia, il caro energia e ora la guerra in Ucraina – che stanno alimentando «effetti a catena sulle filiere internazionali delle materie prime alla base del sistema agroindustriale».


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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