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Prodotti plant based: il Parlamento UE boccia l’uso del termine “veg burger”
Approvata a Strasburgo la proposta che limita l’uso di denominazioni come “salsiccia vegana” e “steak vegetale”. Ora la parola passa ai negoziati con gli Stati membri
Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato con 532 voti favorevoli, 78 contrari e 25 astenuti la proposta di vietare l’uso di nomi tradizionalmente associati alla carne per i prodotti plant based.
L’iniziativa, inserita tra le modifiche al regolamento sull’organizzazione comune dei mercati agricoli (Ocm), è stata presentata dalla relatrice Céline Imart del Partito popolare europeo (Ppe).
Se la norma passerà anche nel trilogo con gli Stati membri, in programma dal 14 ottobre, termini come “burger vegetale”, “salsiccia vegana” o “steak plant-based” non potranno più comparire sulle etichette o nella comunicazione commerciale dei prodotti a base vegetale.
L’obiettivo dichiarato è “proteggere i valori commerciali e garantire una corretta informazione ai consumatori”, secondo quanto riferito dai promotori.
Trasparenza o distrazione?
La proposta ha acceso un acceso dibattito nell’aula di Strasburgo.
Secondo i sostenitori, la misura punta a evitare confusione tra carne e alternative vegetali. “Chi produce il nostro cibo rappresenta la nostra identità. Questo strumento è il minimo che dobbiamo loro”, ha dichiarato Imart durante la seduta.
Non tutti, però, condividono la linea del Ppe. L’eurodeputata olandese Anna Strolenberg (Verdi/Volt) ha definito il provvedimento una “distrazione”, sostenendo che “la gente sa perfettamente che un burger vegetale non contiene carne” e che le istituzioni dovrebbero piuttosto concentrarsi sul sostegno concreto agli agricoltori.
Molti osservatori intravedono anche l’influenza dell’industria della carne, preoccupata per la crescita del mercato plant-based, che negli ultimi anni ha registrato tassi di sviluppo a doppia cifra in diversi Paesi europei.
Cosa prevede l’emendamento
Il testo dell’emendamento introduce definizioni precise di “carne”, “preparazioni a base di carne” e “prodotti a base di carne”, stabilendo che queste denominazioni potranno essere utilizzate solo per prodotti di origine animale.
Il divieto si estende anche ai prodotti ottenuti tramite coltura cellulare, come la carne coltivata in laboratorio.
Nello specifico, per “carne” si intendono le parti commestibili degli animali, come definite dal regolamento (CE) n. 853/2004, comprese le parti derivate dal sangue.
La norma chiarisce inoltre che termini come “bistecca”, “scaloppina”, “burger”, “salsiccia” o “hamburger” devono essere riservati esclusivamente ai prodotti che contengono carne, così come quelli derivati dal pollame ai sensi del regolamento (UE) n. 543/2008.
Un voto che divide l’Europa
L’approvazione del Parlamento rappresenta un passaggio cruciale ma non definitivo. Il testo dovrà ora essere discusso con il Consiglio e la Commissione europea, dove potrebbero emergere modifiche o compromessi.
Nel frattempo, il voto di Strasburgo ha diviso i gruppi politici europei: se da un lato molti deputati del Ppe e dei Conservatori hanno sostenuto la misura, diversi esponenti dei Socialisti, dei Verdi e dei Liberali l’hanno definita anacronistica e contraria all’innovazione alimentare.
Il dibattito resta aperto: tra chi vede nel divieto una tutela della tradizione e chi, al contrario, teme un freno allo sviluppo di un settore chiave per la transizione verso diete più sostenibili.

