Il Governo rinunci a “valutazioni ambientali farsa”, che verrebbero date su un vago progetto di fattibilità dell’opera e non sul progetto definitivo, aprendo la porta alle varianti in corso e alla lievitazione dei costi: è quanto chiede un ampio cartello di venti associazioni ambientaliste, molto critiche nei confronti della riforma della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) allo studio del Governo. Le associazioni chiedono “il ritiro del provvedimento o una sua radicale riscrittura”. Nell’occhio del ciclone c’è l’Atto di Governo (AG) n. 401 di riforma della Valutazione di Impatto Ambientale.

“I cittadini, la pubblica amministrazione e il nostro territorio, se non ci sarà un radicale ripensamento, subiranno le conseguenze ambientali ed economico-finanziarie delle valutazioni ambientali farsa proposte nello schema di decreto legislativo elaborato dal Ministero dell’Ambiente, che in questa settimana dovrà avere il parere del Parlamento e della Conferenza Stato-Regioni”, denunciano le associazioni ambientaliste. La riforma della VIA, proseguono,  “crea un procedura farraginosa e poco trasparente, su elaborati approssimativi, duplicando le fasi autorizzative sui progetti di opere e impianti, favorendo i progettisti e non la corretta informazione e partecipazione dei cittadini”. A mettere nero su bianco la denuncia è una vasta coalizione di venti tra le maggiori associazioni ambientaliste riconosciute (Accademia Kronos, AIIG, Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, FAI, Federazione Pro Natura, FIAB, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, SIGEA, VAS, WWF) che chiede appunto il ritiro del provvedimento o una sua radicale riscrittura.

Le associazioni fanno notare che l’autorizzazione viene data su un vago “progetto di fattibilità” dell’opera, col risultato che le varianti sul progetto possono aprire la porta alla lievitazione dei costi e a diatribe che l’amministrazione difficilmente riuscirà a contestare, una volta dato il primo via libera. I rischi sono più che concreti, denunciano gli ambientalisti, considerato quanto già accaduto in passato, con opere che hanno visto lievitare i costi anche del 300% – come per l’autostrada Bre.Be.Mi.

Le associazioni nelle loro Osservazioni (inviate alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato,  ai Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti, all’ANAC e alle Regioni) chiedono al Governo di “evitare che si affermino valutazioni ambientali farsa”. Nel dettaglio, chiedono che la VIA venga condotta sul progetto definitivo (come viene  stabilito dalla normativa vigente che si intende smantellare), che consente di valutare pienamente le caratteristiche tecniche e ambientali delle opere a partire da vincoli e tutele del territorio, e non dal progetto di fattibilità, impreciso e lacunoso, che può servire invece nella prima fase istruttoria. Chiedono inoltre che la Commissione tecnica di VIA “venga sottratta dal controllo politico del Ministro dell’Ambiente di turno che può nominarne direttamente i membri, ma vada selezionata con procedure di evidenza pubblica tra esperti qualificati del mondo della ricerca e dell’università”. E chiedono che “non si riduca l’amministrazione pubblica a una sorta di sportello a chiamata per le esigenze e interessi dei progettisti e delle aziende di costruzione (i cosiddetti “proponenti”), favorendo invece un confronto tecnico basato su una corrette e completa informazione e partecipazione  dei cittadini nelle varie fasi di definizione progettuale”.

 

Notizia pubblicata il 03/05/2017 ore 10.00

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