Clima, Ue: meno 90% di emissioni al 2040 ma con “flessibilità” (Foto Pixabay, immagine generata dall'AI)
Clima, Ue: meno 90% di emissioni al 2040 ma con “flessibilità”
Il nuovo obiettivo climatico della Ue prevede la riduzione del 90% delle emissioni di gas serra al 2040. Ma c’è flessibilità nei modi e si potrà ricorrere ai crediti di carbonio internazionali. WWF: l’obiettivo non è ambizioso
La Commissione europea ha annunciato ieri il nuovo obiettivo climatico per il 2040, che prevede un taglio del 90% delle emissioni nette di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990. Si tratta di un target climatico intermedio, atteso da tempo. La normativa europea sul clima stabilisce l’impegno della Ue a conseguire la neutralità climatica entro il 2050 e fissa un obiettivo di riduzione delle emissione nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
La proposta, spiega Bruxelles in una nota, “si basa sull’attuale obiettivo giuridicamente vincolante dell’UE di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e definisce un modo più pragmatico e flessibile per raggiungere l’obiettivo, in vista di un’economia europea decarbonizzata entro il 2050”.
«Poiché i cittadini europei sentono sempre più l’impatto dei cambiamenti climatici, si aspettano che l’Europa agisca – ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen – L’industria e gli investitori guardano a noi per impostare una direzione prevedibile di viaggio. Oggi dimostriamo di sostenere fermamente il nostro impegno a decarbonizzare l’economia europea entro il 2050. L’obiettivo è chiaro, il viaggio è pragmatico e realistico».
La riduzione delle emissioni e la nuova “flessibilità”
Il target per il clima è dunque la riduzione entro il 2040 del 90% delle emissioni rispetto al 1990. La criticità denunciata da più voci è però che una parte di questa riduzione (il 3%) verrà dall’acquisto all’estero dei crediti di carbonio. Per arrivare alla riduzione prevista la Commissione europea parla infatti di flessibilità. E questa riguarda tre aspetti: la possibilità di considerare i crediti internazionali di carbonio, ovvero la riduzione delle emissioni in paesi extra Ue; la possibilità di fare ricorso ai sistemi di rimozione del carbonio “permanenti” nel sistema di scambio delle emissioni UE (EU ETS); e le compensazioni intersettoriali, per cui se un paese riduce le emissioni in un settore e non in un altro, può decidere di compensare i risultati fra i due.
Bruxelles spiega infatti che c’è un modo diverso, rispetto al passato, di arrivare all’obiettivo del 2040.
Si legge nella nota della Commissione: “Un elemento centrale sono le flessibilità che la Commissione prenderà in considerazione nella progettazione dei futuri strumenti legislativi per conseguire questo obiettivo climatico per il 2040. Tra queste figurano un ruolo limitato per i crediti internazionali di alta qualità a partire dal 2036, l’uso di assorbimenti permanenti nazionali nel sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) e una maggiore flessibilità in tutti i settori per contribuire al conseguimento degli obiettivi in modo efficiente sotto il profilo dei costi e socialmente equo. Concretamente, ciò potrebbe dare a uno Stato membro la possibilità di compensare il settore in difficoltà dell’uso del suolo con un risultato eccessivo in termini di riduzione delle emissioni sui rifiuti e sui trasporti”.
Sono elementi valutati criticamente e che rispondono alla spinta di diversi stati europei. Fra i meccanismi di flessibilità, spiega e sintetizza il Manifesto, “il più controverso prevede la possibilità per gli stati di conteggiare, a partire dal 2036, una quota (il 3% del totale) di riduzione delle emissioni ottenute in paesi extra-Ue, in modo da pareggiare eventuali deficit nazionali. A questo «trucco» la Commissione ricorre sotto pressione di diversi paesi Ue, primi tra tutti la Francia e la Germania. Parigi ottiene l’inserimento del concetto di «neutralità tecnologica» nella proposta, ovvero un’apertura al nucleare. L’idea dei «carbon credit» internazionali è invece mutuata dal programma di coalizione dell’attuale governo tedesco, presieduto dal cancelliere Merz”. (Fonte: il Manifesto).
WWF: l’obiettivo non è ambizioso e contiene “scappatoie”
Critiche sono arrivate dal WWF. “Mentre l’Europa geme sotto un’ondata di caldo, la Commissione europea ha annunciato il suo obiettivo climatico per il 2040, atteso da tempo, che prevede un taglio del 90 per cento delle emissioni di gas serra – spiega l’associazione – Sebbene si tratti di un passo nella giusta direzione, introducendo di soppiatto le compensazioni internazionali e facendo leva su presunte future rimozioni di carbonio, la Commissione europea ha inserito nel cuore della proposta delle scappatoie, tra cui una che minerebbe il suo sistema di scambio di emissioni. Questo rischia di trasformare un serio piano di riduzione delle emissioni in una facciata abilmente mascherata”.
Per il WWF, dunque, la riduzione del 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040 “non è un obiettivo ambizioso” e non è adeguato per limitare il riscaldamento climatico a 1,5°C.
Nonostante l’allarme dei cittadini per la crisi climatica, spiega ancora l’associazione, “si è accettato di barattare questo obiettivo con l’inclusione della possibilità di utilizzare compensazioni internazionali, non consentite per i target per il 2030 e il 2050. Così si è aperta la strada a una scappatoia che certo non favorirà l’innovazione e la competitività dell’economia europea, nonostante il parere del Comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici (ESABCC). L’organismo scientifico ha concluso che tali crediti internazionali non dovrebbero in alcun caso far parte dell’obiettivo di riduzione delle emissioni”.
Secondo il rapporto del Comitato, infatti, “solo il 16% dei crediti emessi nell’ambito di vari programmi di crediti di carbonio fino ad oggi ha prodotto reali riduzioni delle emissioni“. Insomma, il meccanismo sembrerebbe vantaggioso a livello globale ma i crediti internazionali “comportano rischi significativi per i mercati del carbonio e l’integrità ambientale”. Il ricorso dell’Ue alle compensazioni internazionali potrebbe addirittura incentivare altri paesi a mantenere o aumentare le proprie emissioni per poter poi vendere alle Ue tagli alle emissioni in futuro.

