Giornata mondiale delle api, WWF: salvare gli impollinatori per salvare noi stessi (Foto di Leopictures da Pixabay)

Salvare le api per salvare la biodiversità, l’alimentazione e lo stesso benessere umano. Nella Giornata mondiale delle api, che ricorre oggi, il richiamo alla tutela di api e impollinatori intreccia la difesa della biodiversità e la tutela della salute umana. Come ricorda il WWF oltre il 40% degli impollinatori invertebrati rischia l’estinzione a livello mondiale mentre in Europa quasi la metà degli insetti impollinatori è in declino e un terzo è minacciato di estinzione. Il 9% delle specie di api e farfalle europee è minacciato, mentre il 37% delle popolazioni di api e il 31% di quelle di farfalle risulta in forte diminuzione.

Per la Giornata mondiale delle api il WWF ha diffuso il dossier “Il futuro in un volo d’ape: perché salvare gli impollinatori significa salvare noi stessi” che spiega l’importanza di api, farfalle e altri insetti impollinatori ed evidenzia come la loro sopravvivenza sia minacciata da una serie di pericoli, fra i quali pesano l’uso intensivo dei pesticidi, la crisi climatica e la perdita di habitat naturali.

Api e impollinatori, custodi di biodiversità e alimentazione

Gli impollinatori, ricorda il WWF, “garantiscono la riproduzione di circa il 75% delle colture alimentari e del 90% delle piante da fiore selvatiche. Senza di loro, a rischio non c’è solo la biodiversità, ma anche la nostra alimentazione, la salute pubblica e la sicurezza economica”.

Ci sono alimenti di largo consumo, come zucche e zucchine, mele, mandorle, pomodori, fragole o cacao, che dipendono in larga parte dall’impollinazione animale. Il valore economico dell’impollinazione è molto più alto di quello che deriva dai prodotti diretti dell’apicoltura, come il miele o il propoli. Una sola colonia di api produce un valore di oltre 1000 euro in frutti e bacche impollinati contro i 240 euro ricavati dai prodotti dell’alveare.

A questo si aggiunge il valore della salute e del benessere umano. Secondo uno studio citato dal WWF e pubblicato su Environmental Health Perspectives, “la drastica riduzione degli impollinazione sta già contribuendo a circa 500.000 morti premature all’anno, a causa della diminuzione di frutta, verdura e frutta secca nella dieta”.

La grande minaccia dei pesticidi

Le principali minacce alla salute di api e impollinatori sono agricoltura intensiva e uso di pesticidi, cambiamento climatico, alterazione dell’uso del suolo, semplificazione degli agroecosistemi, inquinamento ambientale, attacchi di agenti patogeni (virus, batteri e funghi) e di parassiti (principalmente insetti e acari) anche con specie invasive.

I pesticidi sono una grande minaccia per api e impollinatori. Il WWF ricorda che nel 2018 l’Unione europea ha vietato l’uso in campo aperto di tre pesticidi neonicotinoidi — imidacloprid, clothianidin e tiamethoxam — a causa del loro impatto negativo sugli insetti impollinatori. Questi principi attivi sono però ancora autorizzati nelle colture in serra, quindi persistono rischi di contaminazioni accidentali e di usi illeciti. Numerosi altri neonicotinoidi ancora in commercio continuano a rappresentare una minaccia per la biodiversità. Un dato negativo è rappresentato dal recente ritiro da parte della Commissione UE del Regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi (SUR) che “ha rappresentato un passo indietro tanto nella protezione della biodiversità quanto, come conseguenza, nella tutela del nostro diritto alla salute”.

L’impatto della crisi climatica

Dopo i pesticidi, l’altra grande minaccia per la salute delle api è rappresentata dalla crisi climatica. L’aumento delle temperature globali incide pesantemente sul declino di molte specie di insetti impollinatori, alcune delle quali sopravvivono solo entro un ristretto intervallo di temperature.

C’è un problema di sfasamento nei tempi fra la fioritura delle piante e la ripresa dell’attività degli impollinatori dopo l’inverno. Incide poi la siccità, perché la vegetazione sotto stress idrico produce meno fiori e meno nettare, quindi minore nutrimento per gli impollinatori. Le api finiscono per soffrire la fame. Secondo dati deall’Unaapi (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani), la produzione di miele in Italia è calata fino al 90% durante gli anni di forte siccità come il 2017 e il 2024.

«La crisi degli impollinatori non è un problema che riguarda solo la Natura, è una crisi che finisce per colpire direttamente noi: la nostra salute, il nostro benessere, la nostra sicurezza alimentare – sottolinea Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia – E in un Pianeta in cui la popolazione è in crescita esponenziale e le risorse naturali sottoposte a un sempre più forte stress, non possiamo permetterlo. È indispensabile un cambio di rotta decisivo che in primis deve essere definito dalle nostre istituzioni: vietare le sostanze chimiche più dannose, aumentare le superfici agricole dedicate alla conservazione della natura, sostenere l’agricoltura biologica e promuovere l’agroecologia».

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