Tutela del suolo sia priorità

L'appello: tutela del suolo sia priorità

Nel mondo, ogni mezz’ora vengono persi 500ettari di suolo per erosione, inquinamento o cementificazione. Il processo inverso, ossia la formazione di suolo fertile richiede dai 100 a 1.000 anni. E La FAO stima che oltre il 33% dei suoli mondiali sia moderatamente o fortemente degradato.

In Italia, la superficie coltivabile si è ridotta di oltre un quarto (28%) nell’arco di una generazione. Secondo un’analisi Coldiretti, sono 12,8 milioni gli ettari coltivabili attualmente presenti sul nostro territorio ma nulla esclude che potrebbero ridursi ulteriormente a causa della cementificazione continua e di processi di sviluppo sbagliati.

 

Giornata mondiale del suolo
Giornata mondiale del suolo

L’appello alla salvaguardia del suolo

Oggi, in occasione della Giornata mondiale del suolo, l’appello alla salvaguardia del suolo è molto chiaro: serve un impegno urgente a prevenire il deterioramento irreversibile del territorio in quanto, la disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico.

“Un terreno degradato riduce la sua capacità di mantenere e immagazzinare carbonio, contribuendo a minacce globali come il cambiamento climatico”, afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.

Fondamentale è investire per la diffusione dell’agricoltura biologica e biodinamica che  rappresentano, ricorda la FAO, il modello più avanzato ed efficiente, in grado di rispondere concretamente a obiettivi fondamentali come il contrasto al cambiamento climatico, la tutela della biodiversità e la fertilità dei terreni.

La situazione del suolo in Italia

Secondo un recente studio, l’erosione in Italia interessa un terzo della superficie agricola del Paese e genera una perdita annuale di produttività pari a 619 milioni di euro (Panagos et al. 2018). In contrapposizione, l’agricoltura biologica e le colture organiche regalano sostanze nutritive al terreno, invece che esaurirle, consumando il 45% in meno di energia. Il mantenimento della fertilità dei suoli, infatti, in agricoltura biologica rappresenta un presupposto fondamentale per consentire alle colture condizioni di vita più salubri ed equilibrate e quindi la rinuncia all’impiego di input chimici di sintesi.

Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire.

Il risultato è che sono saliti a 7252 i comuni italiani, ovvero il 91,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra.


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“Se non poniamo un argine al consumo di suolo perdiamo un’opportunità in termini di sviluppo economico e occupazionale per l’intero Paese oltre al fatto che c’è un tema che riguarda l’ambiente, la sicurezza e la qualità della vita”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

 

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