Incendi, ogni 10 anni aumentano del 20-30% nei paesi mediterranei (fonte foto: pixabay)

La crisi climatica aggrava l’emergenza incendi. Ogni dieci anni il numero di incendi nei paesi euromediterranei aumenta del 20-30%. Nel 2021 più di 600 mila ettari sono andati in fumo nei sei paesi euromediterranei di Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Turchia, una superficie ben superiore alla media dei decenni precedenti, come già era accaduto nel 2017 e nel 2020. In Italia sono stati percorsi dalle fiamme circa 170 mila ettari, il 60% in più della media 1980-2018, la maggior parte dei quali nel sud e nelle isole.

Da tempo i ricercatori avvertono che l’Europa mediterranea rischia di soffocare nella morsa degli incendi entro la fine del secolo. Un aumento della temperatura media annua globale di 1,5 gradi potrebbe incrementare del 40% le superfici percorse dalle fiamme.

“Spegnere oggi gli incendi di domani”

È quanto emerge dal nuovo report WWF “Spegnere oggi gli incendi di domani. Dalla gestione dell’emergenza a gestione e prevenzione del rischio”, che conferma il trend anche per il 2022, iniziato nel peggiore dei modi. La superficie percorsa dalle fiamme in Europa nei primi mesi del 2022, infatti, è stata ben 5 volte maggiore rispetto alla media del periodo 2006-2021.

Quest’anno poi la stagione degli incendi è iniziata prima a causa di ondate di calore anticipate (in alcuni Paesi sono stati superati i 40°C già a giugno) e una straordinaria siccità invernale che hanno reso la vegetazione più secca e quindi più infiammabile.

Il numero di incendi è già aumentato. Impatta la crisi climatica e, in uno scenario di aumento della temperatura globale di 3 °C, ben 15 milioni di cittadini europei in più sarebbero esposti almeno 10 giorni l’anno ad alto se non estremo pericolo d’incendio. Il numero di incendi estremi aumenterebbe così globalmente fino al 14% entro il 2030, del 30% entro la fine del 2050 e addirittura del 50% entro la fine del secolo.

Oltre il 97% degli incendi in Europa è riconducibile all’attività umana, la maggior parte dei quali per colpa.

 

Fonte foto: pixabay

 

Crisi climatica e incendi

Oltre alla frequenza e all’intensità, nonché all’estensione degli incendi anche in regioni e territori di solito non soggetti a questo rischio, c’è da segnalare che le dimensioni degli incendi stanno aumentando, dando vita ai cosiddetti “mega-incendi”, responsabili della maggior parte delle superfici bruciate e molto difficili da domare.

Una serie di fattori, si legge nel report WWF, contribuisce a rendere il paesaggio più infiammabile e quindi facilita l’innesco e la propagazione degli incendi: questi sono sia fattori climatici e metereologici come ondate di calore e periodi siccitosi più lunghi, che fattori socio-economici come l’espansione delle superfici incolte e di quelle edificate con conseguente aumento dell’interfaccia urbano-foresta, dove l’interconnessione tra aree urbane e natura è molto stretta e di conseguenza la probabilità di innesco di incendio è maggiore.

«Se gli incendi stanno cambiando, le strategie devono adattarsi per governarli. Bisogna investire e potenziare tutte la azioni in grado di assicurare la prevenzione del rischio, rendendo il territorio meno infiammabile per limitare di conseguenza l’estensione dell’incendio e rendere così possibile l’eventuale lotta con i mezzi antincendio. È necessaria una gestione attiva del territorio, così come potenziare il coordinamento tra gli enti interessati», ha detto Isabella Pratesi, Direttore Conservazione del WWF Italia.

La prevenzione degli incendi

Da tempo si ritiene che il contrasto degli incendi basato sulla lotta attiva dell’evento non sia più idonea a fronteggiare efficacemente questo fenomeno. Al contrario serve prevenzione del rischio. Concentrarsi solo sull’emergenza non basta e questo è evidente anche dalla difficoltà con cui gli incendi vengono spenti nelle situazioni più critiche. In particolare, nel caso dei mega-incendi, la lotta attiva e l’intervento emergenziale risultano inefficaci. La strategie per affrontare il problema, evidenzia il WWF, è allora la pianificazione di adeguate strategie di gestione e prevenzione del rischio.

Sono quattro i principi per affrontare gli incendi.

Prevenzione degli incendi boschivi, attraverso idonea gestione forestale e agricola del paesaggio per renderlo meno infiammabile, effettuando un monitoraggio che possa individuare le zone a maggior rischio, ma anche attraverso un approccio “dal basso verso l’alto” che sensibilizzi, responsabilizzi e renda le comunità locali protagoniste nella prevenzione promuovendo corrette pratiche ed abitudini.

Ripristino delle aree colpite dalle fiamme, quando necessario, con soluzioni “basate sulla natura”

Investimenti: assicurare i finanziamenti necessari a programmi e misure di prevenzione nonché ad integrarle nei piani di gestione del territorio.

Coordinamento: significa miglior sinergia e dialogo fra tutti gli enti, settori e attori coinvolti nel problema a scala locale, nazionale ed internazionale, evitando separazione delle competenze anche in un’ottica di pianificazione integrata del territorio.


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