Informazioni ambientali in etichetta: presenti sul 56,4% dei prodotti a scaffale in Italia (Foto di Peggy Chai da Pixabay)
Informazioni ambientali in etichetta: presenti sul 56,4% dei prodotti a scaffale in Italia
Secondo l’osservatorio di CONAI e GS1 Italy, le informazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento in raccolta differenziata, richieste dalla normativa, sono presenti sul 56,4% dei prodotti a scaffale in Italia
Nell’ultimo anno, in Italia, è proseguito il trend di aumento progressivo dei prodotti a scaffale che riportano in etichetta informazioni ambientali, come la codifica identificativa del materiale di composizione e le indicazioni sulla tipologia di pack e sul corretto conferimento in raccolta differenziata. Restano invece stabili, o caratterizzate da aumenti minimi, le certificazioni sulla compostabilità, le informazioni aggiuntive per la differenziata di qualità, marchi o altre indicazioni ambientali volontarie, e indicazioni per visionare digitalmente le informazioni ambientali.
È quanto emerge dal sesto rapporto dell’Osservatorio IdentiPack, nato dalla collaborazione tra CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, e GS1 Italy.
Etichette, le informazioni ambientali più diffuse
Con oltre 138.000 prodotti di largo consumo analizzati, IdentiPack rileva che le informazioni ambientali in etichetta, a proposito di tipologia di imballaggio e suo conferimento in raccolta differenziata, sono presenti sul 56,4% delle confezioni a scaffale (un anno fa sul 50%), percentuale che sale all’80% di quelli effettivamente venduti (un anno fa sul 74,4%).
Mentre i prodotti i cui imballaggi a scaffale presentano la codifica identificativa del materiale, ai sensi della Decisione 129/97/CE, corrispondono invece al 46,8% del totale delle referenze nel grocery (la percentuale era del 44,1% un anno fa), con un picco del 72,2% del totale delle confezioni vendute (a fine 2023 era invece il 68,5%).
Marchi e informazioni ambientali volontarie sono oggi presenti sull’8,3% dei prodotti a scaffale in GDO (con un aumento rispetto al 7,6% di un anno fa). Mentre informazioni aggiuntive per fare bene la raccolta differenziata si trovano sul 6,9% dei prodotti (quasi stabile rispetto al 6,2% di fine 2023). Le certificazioni della compostabilità del packaging, invece, restano ferme allo 0,2% dei pack a scaffale (valore sostanzialmente stabile negli ultimi dodici mesi), mentre le indicazioni al consumatore per poter visionare digitalmente le informazioni ambientali si trovano sul 3,8% degli imballaggi in vendita (percentuale invariata rispetto a fine 2023).
I settori che prestano più attenzione alla comunicazione ambientale
Fra i settori merceologici, quello del freddo si conferma il più ricettivo sotto diversi punti di vista. È in testa per la codifica identificativa del materiale di composizione (con il 58,3% delle referenze) e per le indicazioni sulla tipologia di pack e sul corretto conferimento in raccolta differenziata (con un 78,7% dei pack a scaffale). Ed è l’unico a superare il 10% (14,4% delle confezioni in vendita) per la presenza di informazioni aggiuntive per una raccolta differenziata di qualità.
Abbastanza bene anche le carni e il fresco, entrambi sopra il 50% per quanto riguarda i pack che riportano la codifica identificativa del materiale (54,2% le carni, 52,5% il fresco) e sopra il 60% per la presenza di indicazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento in raccolta differenziata (65,5% le carni e 69% il fresco). Il cura casa si segnala invece come settore merceologico che ha la percentuale più alta (30,4%) di confezioni con indicazioni al consumatore di visionare digitalmente le informazioni ambientali.
“La comunicazione ambientale, seria e veritiera, è sempre più percepita come utile e necessaria – commenta Simona Fontana, direttore generale CONAI. – I consumatori hanno acquisito consapevolezza, e le imprese hanno compreso che devono conformarsi alla normativa e, allo stesso tempo, costruire un rapporto di fiducia basato sulla trasparenza e sull’autenticità delle informazioni. La Direttiva 825, del resto, lo stabilisce con chiarezza: a partire dal 2026 in Italia, in assenza di dati scientifici e dimostrabili, non si potranno più fare green claim. Le comunicazioni volontarie, quindi, saranno mediate dalle nuove disposizioni che sta dando l’Unione europea. Oltre alla 825, infatti, è attesa per l’anno prossimo una nuova direttiva dedicata ai claim ambientali espliciti”.

