Illegalità, corruzione e inquinamento ambientale. sono queste le parole d’ordine che legano alcuni dei casi più emblematici che legano il settore delle risorse energetiche (petrolio, gas, risorse minerarie) alla corruzione. Dal più recente caso del Centro Oli di Viggiano e dei casi collegati di Tempa Rossa (Pz) e Augusta (Sr), alla vicenda relativa alla piattaforma Vega A al largo delle coste di Pozzallo (Rg), fino alla storia della Raffineria di Gela; dall’inchiesta sulla raffineria di Cremona a quella di Livorno, senza tralasciare indagini e sentenze su siti meno noti ma ugualmente coinvolti dall’illegalità che spesso caratterizza la filiera dell’oro nero.
Il dossier di Legambiente “Sporco Petrolio”, presentato oggi a Perugia, evidenzia i fattori principali che espongono il settore ad un tasso di corruzione percepita che è tra i più alti al mondo: 25%, secondo i dati di Transparency. L’alta propensione alla corruzione deriva, secondo l’associazione ambientalista, dalla sproporzione tra la forza contrattuale ed economica messa in campo dagli operatori economici titolari e/o gestori degli impianti e la debolezza politica ed economica dei territori dove questi impianti insistono concretamente. Meccanismo perverso che alimenta disuguaglianze e ingiustizie sociali con enormi danni a carico dell’ambiente.
Su scala globale, prendendo in esame un campione di 427 casi di corruzione che si sono verificati tra il 1999 e il 2014, il 19% ha riguardato i settori in questione (dati Global Witness).
Anche per quanto riguarda l’Italia, le cifre non sono confortanti. Secondo le rilevazioni di Legambiente, nel nostro Paese sono state messe sotto indagine per reati ambientali 97 persone negli ultimi due anni e mezzo; altre 92 sono state indagate per corruzione. 189 persone, alcune già condannate, tra cui molti alti dirigenti e funzionari, con le mani sporcate dalla filiera del petrolio.
“Andare a votare il 17 aprile significa dare un segnale chiaro e inequivocabile sulla politica energetica che vogliamo”, ha commentato la presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni. “Partecipare al referendum non significa solo voler porre un limite alla durata delle concessioni di ricerca ed estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia: vuol dire indicare quale futuro desideriamo per i cittadini e i territori di questo Paese; vuol dire spingere verso un futuro pulito, libero dalle pastoie dell’illegalità, dei rischi e dell’inquinamento che caratterizzano la filiera del petrolio. Per questo invitiamo tutti i cittadini ad andare a votare e a votare Sì”.


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