Sono 247 mila le tonnellate di Pneumatici Fuori Uso (PFU) recuperate da Ecopneus (la principale organizzazione che si occupa dal 2011 della gestione dei Pneumatici Fuori Uso in Italia) nel 2013, attività che ha permesso di evitare l’emissione di 347 mila tonnellate CO2 equivalenti attraverso l’uso di gomma riciclata; sono 3,2 miliardi i kWh di energia risparmiata, ed è pari a 1,3 milioni di m3 l’acqua che non è stata consumata nel ciclo produttivo della produzione di gomma vergine, dell’acciaio e degli altri componenti del pneumatico: questi i “numeri” del Report Sostenibilità 2013 che Ecopneus presenterà domani.
Il sistema Ecopneus si basa su una rete di imprese (56 aziende di logistica per la raccolta e il trasporto dei PFU, 27 imprese di trattamento e 11 impianti di recupero energetico) che nel 2013 ha recuperato 247 mila tonnellate di PFU prelevati presso oltre 33mila gommisti su tutto il territorio nazionale. Ecopneus ha reimpiegato in modo efficiente un valore economico complessivo di 73,9 milioni di euro raccolto attraverso i contributi ambientali, peraltro ridotti in media del 23% in tre anni, consentendo anche un risparmio sull’importazione di materie prime stimato in 110 milioni di euro. “In Italia le barriere culturali e burocratiche – commenta Giovanni Corbetta, Direttore Generale Ecopneus – rallentano l’utilizzo della gomma da PFU, viceversa diffusissimo in tutta Europa e in tanti altri Paesi, per le due applicazioni principali, che sono i manti stradali e i campi di calcio artificiali e le pavimentazioni sportive. Un cambio di passo in questa direzione ci consentirebbe lo sviluppo di quella recycling society che è un pilastro della politica UE sull’ambiente”.
Il Rapporto di Sostenibilità 2013 di Ecopneus è stato realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Sostiene il presidente della Fondazione Edo Ronchi: “Il modello Ecopneus è un esempio virtuoso di come si possa creare occupazione e valore aggiunto per il Paese puntando sul riciclo di materia e il recupero di energia da prodotti giunti a fine vita. Applicando l’approccio della Fondazione per la prima volta è stato possibile fornire una misura degli impatti ambientali, sociali ed economici connessi alle attività di raccolta, trasporto e trattamento dei PFU, nonché del contributo della filiera alla transizione verso una Green economy in Italia.”

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