Sos neve, l’Italia punta sulla neve artificiale, ma non è sostenibile (Foto di andrea77n da Pixabay)

Sos neve in montagna. L’Italia punta sulla neve artificiale, ma non è sostenibile

In montagna è sos neve: la neve è sempre più rara per la crisi climatica ed è sempre più costosa perché si punta sulla neve artificiale. Legambiente: L’innevamento artificiale non è una pratica sostenibile, fa male all’ambiente ed è uno sperpero di soldi pubblici”

Sos neve sulle montagne italiane. L’Italia è fra i paesi alpini che più dipendono dalla neve artificiale, col 90% delle piste innevate artificialmente. Il consumo d’acqua di queste piste corrisponde al consumo idrico annuo di una città da un milione di abitanti. È una stima ma rende bene l’idea di quanto risulti insostenibile la neve artificiale in un contesto che, con la crisi climatica, ha portato all’sos neve in Italia.

In montagna è sos neve perchè la neve è sempre più rara, visto che su Alpi e Appennini a causa dell’aumento delle temperature nevica sempre di meno. E questo ha un impatto negativo anche sul turismo invernale e sulla stagione sciistica. La neve poi è sempre più costosa perchè per compensare la mancanza di quella naturale, l’Italia punta sulla neve artificiale. Ma l’innevamento artificiale non è una pratica sostenibile, consuma acqua, energia e risorse pubbliche. La denuncia arriva dal dossier di Legambiente “Nevediversa 2023. Il turismo invernale nell’era della crisi climatica” presentato oggi a Torino, con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino.

Neve artificiale e insostenibilità

L’Italia, secondo le ultime stime disponibili, è tra i paesi alpini più dipendenti dalla neve artificiale con il 90% di piste innevate artificialmente, seguita da Austria (70%), Svizzera (50%), Francia (39%). La percentuale più bassa è in Germania, con il 25%.

Legambiente ha censito 142 bacini idrici artificiali in montagna, vicini ai comprensori sciistici e usati soprattutto per la neve artificiale. Il record va al Trentino Alto Adige con 59 invasi, seguito da Lombardia con 17 invasi e dal Piemonte con 16 bacini. Nel Centro Italia, l’Abruzzo ne conta 4.

L’associazione va inoltre a guardare agli impianti e conta 249 impianti dismessi, 138 impianti temporaneamente chiusi e 181 impianti che chiama sottoposti ad “accanimento terapeutico”, ossia quelli che sopravvivono con forti iniezioni di denaro pubblico. C’è poi la categoria degli “impianti un po’ aperti, un po’ chiusi”, ossia quei casi che con le loro aperture “a rubinetto” rendono bene l’idea della situazione di incertezza che vive il settore. In totale sono 84. Ci sono poi 78 “edifici fatiscenti” e 16 casi di “smantellamento e riuso”.

«Il sistema di innevamento artificiale non è una pratica sostenibile e di adattamento, dato che comporta consistenti consumi di acqua, energia e suolo in territori di grande pregio», denuncia Legambiente.

La neve artificiale costa, richiede investimenti per le tecnologie a carico dell’amministrazione pubblica, e consuma tanta energia e tanta acqua. Solo per restare su quest’ultimo punto, in un’Italia caratterizzata dalla crescente e diffusa siccità, Legambiente stima che “considerando che in Italia il 90% delle piste è dotato di impianti di innevamento artificiale il consumo annuo di acqua già ora potrebbe raggiungere 96.840.000 di m³ che corrispondono al consumo idrico annuo di circa una città da un milione di abitanti”.

 

Neve, mai così poca sulle Alpi in 600 anni. Innevamento artificiale? Non è la soluzione (fonte immagine: Pixabay)

 

Sos neve in montagna, ripensare il turismo

L’associazione ribadisce dunque che bisogna ripensare a un nuovo modello di turismo invernale e di montagna che sia sostenibile e che parta dalla diversificazione delle attività. “Ce lo impone la crisi climatica che avanza e che sta avendo anche pesanti impatti sull’ambiente montano”, dice Legambiente.

«La crisi climatica – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – sta accelerando la sua corsa: la fusione repentina dei ghiacciai alpini che raccontiamo con la nostra campagna Carovana dei ghiacciai, l’emergenza siccità mai finita dalla scorsa estate che non sta dando tregua al nostro Paese, l’aumento delle temperature e degli eventi estremi, sono tutti codici rossi e campanelli d’allarme che il nostro Pianeta ci sta inviando».

«La neve artificiale che negli anni ottanta era a integrazione di quella naturale, ora costituisce il presupposto indispensabile per una stagione sciistica, a tal punto che i comprensori per sopravvivere richiedono sempre nuove infrastrutture. Non si considera però – spiega Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente – che se le temperature aumenteranno oltre una certa soglia, l’innevamento semplicemente non sarà più praticabile se non in spazi molto ristretti di alta quota, in luoghi dove i costi già elevati della neve e della pratica sportiva subiranno incrementi consistenti, tanto da permettere l’accessibilità dello sci alpino unicamente ad una ridotta élite, così come accadeva nel passato. Lo ripetiamo, le nostre montagne stanno cambiando: pochissima neve, nevica più tardi e la neve è più bagnata e più pesante. È la fine di un’epoca, che però deve essere accompagnata da un nuovo modo ecosostenibile di ripensare il turismo insieme ad un nuovo approccio culturale. Per questo è fondamentale sostenere le buone pratiche che si stanno sviluppando nelle nostre montagne».


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