Alberto Mingardi, direttore del dipartimento "Globalizzazione e concorrenza" dell’Istituto Bruno Leoni, in relazione all’accordo raggiunto venerdì scorso tra il Ministro Storace ed i farmacisti di Federfarma ha fatto sapere che si tratta "davvero un pessimo segnale"poiché "baratta l’applicazione del cosiddetto "decreto salva-prezzi" con l’ennesima concessione ad una categoria ultra-protetta". "Il fatto che il ministro della sanità abbia escluso la possibilità di mettere mano ad un’apertura del circuito della distribuzione del farmaco – ha aggiunto Mingardi – è una sconfitta per tutti i cittadini. Senza concorrenza, non è possibile sperare in una autentica diminuzione dei prezzi sul lungo periodo. E’ poi uno scandalo che i farmacisti riescano a spuntare questa vittoria al prezzo della mera applicazione del decreto: dopo aver mostrato i pugni, Storace di fatto ha ceduto ad un ricatto".

Per l’Istituto Bruno Leoni, "vendere le medicine al supermercato non sarebbe uno scandalo, e potrebbe significare un risparmio reale per tutti. E’ assurdo che ancora una volta necessità e bisogni di tutti i cittadini vengono sacrificati ai capricci di una lobby parassitaria".

Anche le associazioni dei consumatori si sono dichiarate contrarie all’accordo tra Storace e Federfarma che prevede – si legge in una nota del Ministero della Salute – un "pacchetto farmacia", con una serie di azioni volte alla tutela delle farmacie, anche in ambito europeo, escludendo inoltre l’ipotesi della vendita dei medicinali al di fuori del canale distributivo farmaceutico.

Secondo l’Aduc questo accordo non poteva che consumarsi "sulla pelle dei consumatori e del mercato." L’associazione si chiede "Quale mercato e quale economia possono essere chiamati liberi se non è il consumatore finale che decide, attraverso le proprie scelte a fronte di un’offerta variegata, chi meglio premiare?".

L’associazione ritiene che "le scelte operate dal ministro hanno di fatto ingessato il mercato, confermando i privilegi che si tramandano di padre in figlio nella gestione delle farmacie. Si è impedito anche lo sviluppo di una professione, il farmacista, perchè quando non c’è concorrenza non si aprono nuove farmacie e in luoghi, come quelli della grande distribuzione, dove è più favorita la riduzione dei prezzi al dettaglio."


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