Intere coltivazioni di granoturco, riso e soia compromesse e difficoltà anche per i foraggi necessari per l’alimentazione del bestiame per colpa del caldo e della siccità estiva giudicate tra le peggiori degli ultimi trent’anni, con una situazione particolarmente grave nelle regioni del Nord Ovest e in Friuli Venezia Giulia dove si stima già un valore dei danni di cento milioni di euro. E’ quanto afferma Coldiretti nel sottolineare che le analisi sulle piogge e sui bilanci idrici effettuate dalla Commissione Europea evidenziano un allarmante calo delle rese produttive per le coltivazioni nazionali del 9,2 per cento per il grano, del 7,5 per cento per il mais e del 4,5 per cento per l’orzo, rispetto allo scorso anno.

In Lombardia la situazione è particolarmente critica in quasi tutto il territorio milanese e lodigiano dove sono in crisi le coltivazioni di mais (che è in fase di spigatura), i prati e quelle di riso (che è in fioritura, il momento più delicato del ciclo di crescita) che sono in sofferenza anche nel pavese. Si prevedono conseguenze anche sulla zootecnia in quanto le produzioni di trinciato e foraggio destinato agli allevamenti subiranno perdite e i coltivatori chiederanno alla Regione Lombardia il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Grave il bilancio nelle campagne friulane dove – sottolinea la nota – nelle aree non irrigate le coltivazioni sono compromesse quasi irreparabilmente e la situazione sembra destinata a peggiorare se nei prossimi 10-15 giorni non dovesse piovere. Non c’è coltura che non sia colpita: il mais denuncia una perdita del 41 per cento, la soia del 26, i pascoli del 20, la patata del 34 e la vite del 12, secondo il monitoraggio effettuato dai tecnici della Coldiretti che hanno anche verificato per l’eccessivo calore stress degli animali negli allevamenti con una conseguente perdite di produzioni sia per il latte sia per le carni.

Fra le richieste di Coldiretti alla Regione Friuli Venezia Giulia, l’immediata attivazione degli uffici per il riconoscimento dello stato di calamità oltre al potenziamento della rete irrigua. Ma le difficoltà determinate dalla siccità nelle campagne si estendono oltre alla Lombardia e al Friuli e – continua Coldiretti – colpiscono territori di altre regioni dalla Liguria al Piemonte, dal Veneto alla Sardegna e l’Emilia Romagna dove in provincia di Parma l’attuale dotazione idrica è assolutamente insufficiente rispetto ai fabbisogni del territorio, in particolare per l’irrigazione delle colture e con pesanti ripercussioni negative su tutto il comparto agroalimentare. Si tratta di effetti dei cambiamenti climatici, ma anche dei sistemi di raccolta nei bacini idroellettrici che trattengono le acque rendendole indisponibili a valle a fiumi e laghi che sono al minimo. Dopo la mobilitazione della Coldiretti, le positive rassicurazioni delle Istituzioni impegnano i gestori dell’energia elettrica a liberare l’acqua trattenuta nei bacini alpini e a garantire la disponibilità nelle campagne in misura sufficiente al normale sviluppo delle coltivazioni.

L’associazione di categoria si è attivata per ottenere il rilascio entro il 31 luglio di 70 milioni di metri cubi di acqua come previsto dagli accordi sottoscritti tra i gestori dei bacini idroelettrici e la presidenza della Regione Lombardia, poiché un’ispezione di controllo sui laghi di Cancano, presso Bormio, ne ha rivelato il mancato rispetto. I coltivatori chiedono anche che vengano presi contatti con la Svizzera a ridosso del confine italiano, considerato che l’approvvigionamento idrico del lago Maggiore dipende dai bacini elvetici, per gestire insieme anche in futuro eventuali periodi di siccità. La responsabilità degli enti coinvolti nel soddisfare le esigenze delle colture in sofferenza sarà accompagnata – affermano – da una concreta attenzione degli imprenditori agricoli per il risparmio dell’acqua destinata all’irrigazione. Occorre promuovere – conclude Coldiretti – una più razionale gestione della risorsa disponibile che consenta di affrontare l’emergenza ma anche di guardare al futuro con interventi strutturali per raccogliere l’acqua e un impegno sul versante del risparmio idrico, riducendo le dispersioni e favorendo la diffusione di nuove tecnologie a basso consumo per l’irrigazione dei campi.

 

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