Agricoltura e alimentazione sono diventate centrali nelle relazioni internazionali. Secondo il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Gianni Alemanno la strada alternativa per affrontare i temi connessi ad agricoltura e alimentazione nei paesi in via di sviluppo passa attraverso "piccoli progetti graduali e uno sviluppo autocentrato". È quanto affermato dal Ministro e Presidente del Comitato Fao (Comitato Nazionale Italiano per il collegamento fra il Governo Italiano e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) nell’ambito del convegno "Agricoltura e alimentazione nelle relazioni internazionali", che si è svolto oggi a Roma presso la facoltà di Economia de "La Sapienza".

"L’obiettivo e i valori sono di garantire il diritto basilare di tutti di avere una giusta alimentazione". Spesso, ha affermato Alemanno, si diffondono interpretazioni nell’ambito del WTO che accusano i paesi sviluppati di affamare quelli in via di sviluppo attraverso le forme di sostegno all’agricoltura mentre, al contempo, nelle riunioni FAO si sottolinea la carenza di risorse. "FAO e WTO sono due facce della stessa medaglia". Falsa l’affermazione che il liberismo indifferenziato possa contribuire a combattere la fame. Falsa, al tempo stesso, l’idea di una divisione di compiti per cui l’agricoltura sia riservata solo ai paesi in via di sviluppo perché produrrebbe come risultato un’agricoltura fortemente industrializzata. "La trasformazione da agricoltura di sussistenza ad agricoltura industrializzata è sbagliata per i paesi in via di sviluppo – ha affermato Alemanno – Qual è l’alternativa? La strada è quella indicata dalla FAO, non di puntare a trasformazioni violente ma a piccoli progetti graduali, a una evoluzione graduale e autocentrata". In questo senso la cooperazione agricola deve perseguire la "logica dei piccoli progetti e dello sviluppo autocentrato" fondato quindi sul rispetto delle identità locali, in modo che queste trovino la propria via allo sviluppo. Senza lasciare i processi di riequilibrio al solo mercato. E facendo in modo che anche nella cooperazione si passi da un atteggiamento spesso autodidatta ad una "formazione specifica volta a creare professionisti della cooperazione internazionale".

La giornata di studio ha evidenziato il ruolo di agricoltura e alimentazione nelle relazioni internazionali, dalle sovvenzioni agricole allo sviluppo della fascia sud del Mediterraneo. Un esempio delle dinamiche coinvolte è stato offerto da Antonio De Martini, Segretario Generale del Comitato FAO: "Si crea un gioco perverso. L’Egitto vende i pomodori all’Italia, incassa valuta pregiata e con questa compra i cereali dagli Usa, rovinando così i propri agricoltori. In pratica l’Unione Europea finisce per finanziare i cereali americani. Si innervosiscono i coltivatori di pomodori italiani e quelli di cereali egiziani". Con lo sviluppo della Cina si è riaperta la rotta del Mediterraneo: "Viviamo in un periodo di cambiamento e dovremo trovare il modo di trovare una collaborazione fra Nord e Sud del Mediterraneo".

La centralità dell’agricoltura e dell’alimentazione è dimostrata anche dall’andamento dei negoziati del Doha Development Round del WTO, analizzati da Elisabetta Basile, Professore ordinario di agricoltura e sviluppo economico de "La Sapienza": "Da venti anni agricoltura e alimentazione sono fondamentali nei negoziati internazionali". In gioco ci sono gli interessi nella produzione e nel commercio di alimenti e di materie prime, l’alimentazione (in termini di food security e di food safety) e i temi legati all’ambiente. E proprio nel DDR il negoziato sui temi agricoli riesce a mettere in crisi il duopolio Usa-Ue e a creare nuovi equilibri politici e gruppi di interesse. Nuovi ambiti conflittuali diventano quindi la sicurezza alimentare, lo sviluppo rurale, la tutela dell’ambiente, temi sui quali molti paesi non sono disposti a negoziare. Ci sono ad esempio i G20, guidati da India, Cina, Brasile e Sud-Africa, che chiedono regole "giuste" per l’agricoltura e sono contrari alle proposte Usa-Ue. Oppure i G33, formati da oltre 40 paesi in via di sviluppo, che difendono l’agricoltura contadina. "L’agricoltura – ha concluso Basile – lascia un’impronta sulle relazioni internazionali e molto dipenderà dai paesi leader come India, Cina e Brasile".

Aviaria, Hiv/Aids, globalizzazione, domanda e offerta di lavoro (e connesse migrazioni internazionali), biotecnologie, conflitti e disastri naturali: sono alcune delle sfide legate all’agricoltura secondo Marcela Villarreal, Direttrice della Divisione Pari Opportunità e Popolazione della FAO. I numeri sono emblematici: il numero medio di crisi alimentari per anno è aumentato (nel periodo 2001-2004) soprattutto nell’Africa Sub-Sahariana. Fra il 1992 e il 2004 sono aumentate le crisi alimentari legate ai conflitti bellici. L’Hiv in Africa sta falciando la popolazione adulta e causa perdita di lavoro nell’agricoltura: fra il 1985 e il 2020 la perdita della popolazione agricola sarà pari al 26% nella Namibia, al 23% nel Botswana, al 23% in Zimbabwe, al 20% in Mozambico e Sud-Africa.

La giornata di studio ha rappresentato anche l’occasione per presentare – in occasione del 60° anniversario della FAO – i bandi per borse di studio, premi di laurea e contributi di ricerca del Comitato FAO insieme a "La Sapienza". Si tratta, in particolare, di 50 premi per tesi di laurea e contributi scientifici, di 2mila euro ciascuno, per laureandi italiani e dell’Unione europea su temi che riguardano genesi, storia, finalità, riforme della FAO e di organismi simili nelle Nazioni Unite, e di dieci contributi per ricerche post lauream, della durata di un anno, pari a 17mila euro ciascuno, per condurre studi e ricerche di approfondimento. È inoltre previsto, in convenzione con UnionCamere, un corso di specializzazione per 30 studenti italiani per la formazione di esperti nella cooperazione internazionale nell’area mediterranea. Inoltre il Comitato FAO, in convenzione con l’Università libanese USEK, promuoverà l’assegnazione di altre 50 borse di studio per giovani laureati provenienti dalla riva sud del Mediterraneo che potranno seguire in Italia corsi di specializzazione su temi dello sviluppo e dell’agricoltura.

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