1313 cooperative, un fatturato complessivo di 7,1 miliardi di euro, 23.498 addetti e 226.527 soci. Questi i dati principali del Rapporto annuale sugli andamenti economici delle cooperative associate presentato oggi dal presidente di Legacoop Agroalimentare, Sergio Nasi, nell’ambito dell’Assemblea annuale.

"I dati del 2005 – ha commentato Sergio Nasi – documentano ancora una tendenza positiva ma con minore accentuazione rispetto al periodo precedente, in relazione al lungo periodo di bassa crescita dell’economia italiana del non positivo andamento dei consumi". Nel 2004-2005, infatti, è stato positivo l’andamento degli indicatori di crescita economica dell’insieme delle imprese aderenti a Legacoop agroalimentare, tra cui il fatturato a + 7,8%, gli investimenti a + 6%, il valore aggiunto a + 3% e l’occupazione a + 3,1% degli addetti. Mentre crescono patrimonio, riserve e capitale sociale, si registra una leggera flessione del numero dei soci (-1,8%) e delle cooperative (-22%).
Per il 2006, secondo il rapporto, si prevede una sostanziale tenuta, se non di crescita, dovuta alle cooperative di maggiori dimensioni economiche (mentre le medio piccole registrano una lieve crisi).

Oltre al rapporto annuale, Legacoop Agroalimentare ha presentato uno studio analitico sui bilanci di alcune delle più significative imprese associate, realizzato in collaborazione con l’Università di Parma. Lo studio ha misurato, lungo un arco temporale di dieci anni, l’Utilità distintiva dell’impresa cooperativa: questo modello, con le sue caratteristiche distintive, non solo incrementa la formazione del valore anche per le imprese dei soci agricoltori, ma agisce anche come volano di sviluppo per l’area territoriale in cui la cooperativa opera.

L’assemblea annuale si è chiusa con una tavola rotonda sui risultati di questa ricerca, nella quale è intervenuto anche il Ministro per le politiche agricole e forestali, Giovanni Alemanno, che ha confermato il ruolo imprescindibile dell’impresa cooperativa e l’importanza della democrazia economica, che si basa sulla presenza di regole certe, di trasparenza, di una competizione allargata e di poteri diffusi, non in mano a pochi soggetti. Secondo il Ministro, inoltre, per competere adeguatamente nell’ambito mondiale è necessaria non solo una politica europea meno protezionistica in campo agroalimentare, ma anche che tutte le istituzioni del nostro Paese, in particolare ministeri competenti in alimentazione e Regioni, seguano una direzione coerente, unica e comune.

 

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