Il biologico "made in Italy" torna a crescere e parla sempre più giovane. Nel 2005, dopo tre anni di continue flessioni, il settore ha avuto un aumento del 21,7 per cento. I terreni coltivati con produzioni "bio" hanno registrato un incremento dell’11 per cento, superando il milione di ettari (esattamente 1.067.102), pari all’8 per cento della superficie agricola utilizzabile nazionale. Le aziende sono circa 50 mila, il 58 per cento condotte da imprenditori sotto i 49 anni, e rappresentano il 2,8 per cento delle imprese agricole italiane. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Sana di Bologna in programma da domani 7 settembre a domenica 10 settembre. Manifestazione alla quale l’organizzazione professionale agricola è presente con Anabio, l’associazione per l’agricoltura biologica.

I positivi risultati conseguiti nel corso dell’anno passato -fanno notare Cia e Anabio– pongono l’Italia al quarto posto nel mondo, dopo Australia, Cina e Argentina, e la confermano in testa al podio in Europa. E’, comunque, a tutti noto che i numeri del biologico italiano -sottolineano Cia e Anabio- sono stati, da anni, fortemente influenzati dalle misure agroambientali contenute nei Piani di sviluppo rurale. Ma la vitalità e la voglia di provarci da parte degli imprenditori agricoli è sempre stata mortificata da un mercato inadeguato, da prezzi assolutamente non remunerativi per gli agricoltori, da una rete distributiva che sembra funzionare meglio quando tratta il prodotto da importazione e non quello nazionale.

Eppure, nonostante ciò, ancora una volta si deve rimarcare uno dei dati più significativi del biologico italiano: l’alta percentuale di giovani, uomini e donne, che intraprendono l’attività in questo particolare settore. A confermarlo è anche una recente indagine svolta dall’Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Modena la quale evidenzia che i conduttori di aziende biologiche compresi entro i 49 anni sono il 58 per cento, mentre nelle aziende che praticano agricoltura convenzionale la percentuale si ferma al 22 per cento . La superficie media di queste aziende "bio", è di 23 ettari a fronte dei 9,5 ettari di quelle tradizionali. Sempre per quanto riguarda la figura dell’imprenditore biologico, Cia e Anabio rilevano che oltre il 67 per cento dei titolari è diplomato o laureato e che il 52 per cento utilizza regolarmente Internet e strumenti informatici.

Appare, quindi, evidente – sottolineano gli agricoltori – che per il futuro dell’agricoltura italiana, grazie alla presenza di tanti giovani, il biologico rappresenta una concreta opportunità di competitività e di sicura prospettiva. Il Sana di Bologna e soprattutto il dibattito organizzato per domani 7 settembre dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, al quale parteciperà il presidente della Cia Giuseppe Politi, dovranno trovare delle risposte utili a stabilizzare il settore. Il biologico italiano ha, infatti, assoluta necessità di un quadro di sostegno stabile che, come rivendicato da Cia e Anabio nella Conferenza nazionale dell’ottobre 2005, si concentri soprattutto nella creazione di valide infrastrutture e in una campagna informativa e promozionale da svolgere in tutto il Paese. Risposte che sono indispensabili per dare certezze agli operatori e per orientare in maniera realmente incisiva ai mercati nazionali ed internazionali produzioni biologiche importanti, quali l’ortofrutta, l’olio, il vino di particolare pregio.

 

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