"L’agricoltura italiana ha bisogno di un nuovo modello di sviluppo. Di una politica che permetta al settore di riconquistare una centralità nel contesto socio-economico del sistema Paese, contribuendo alla sua crescita. una politica che si fondi su reali valori, esalti la qualità e la tipicità della produzioni, rafforzando il legame con il territorio, tuteli e valorizzi l’ambiente, il paesaggio, lo spazio rurale". E’ quanto ha affermato il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi intervenendo oggi alla presentazione del Manifesto programmatico.

"L’agroalimentare cuore strategico dello sviluppo", firmato da molte organizzazioni imprenditoriali, del consumo e dell’ambientalismo. "E’ un Manifesto importante in quanto -ha affermato Politi- evidenzia il ruolo fondamentale e centrale dell’agroalimentare, esaltandone il rapporto stretto territorio-storia-cultura, e i valori, le peculiarità e le caratteristiche di un’agricoltura unica al mondo che, oggi più che mai, ha bisogno di un progetto propulsivo che faccia dell’impresa agricola il nucleo vitale di uno sviluppo compatibile ed equilibrato"."Un Manifesto, inoltre, che permette di costruire -ha sottolineato il presidente della Confederazione- una positiva unità d’azione fra gli agricoltori, i consumatori, gli ambientalisti, i commercianti, gli artigiani, gli scienziati, il mondo della cultura. Unità che in questa particolare fase diventa sempre più indispensabile".

"Per questo motivo l’origine del prodotto, la tracciabilità, l’informazione della presenza di organismi geneticamente modificati -ha sostenuto Politi- non rappresentano soltanto un diritto sacrosanto per i consumatori, ma per la stragrande quantità delle nostre produzioni agroalimentari un prerequisito per la competitività sui mercati interni ed internazionali. Da qui un forte impegno per un nuovo progetto di agricoltura". "La globalizzazione -ha rilevato – è una grande opportunità per aumentare la ricchezza prodotta, per garantire nuovi diritti in campo sociale ed economico, per favorire l’integrazione tra popoli e civiltà, per creare le condizioni di benessere e progresso di tutta l’umanità, ma essa deve essere governata, non può essere lasciata a se stessa, con il rischio della sopraffazione del più forte sui deboli e del ricco sul povero. La globalizzazione non può essere la cancellazione di civiltà, storie, abitudini, culture, tradizioni. Valori che in campo agroalimentare hanno radici profonde nel nostro tessuto socio-economico".

"L’agricoltura italiana, per essere competitiva, ha bisogno -ha detto Politi– dell’impegno degli agricoltori a produrre qualità, diversificando le produzioni in rapporto al territorio, garantendo cibi sani e genuini ai consumatori, a svolgere le attività produttive valorizzando i beni territoriali, ambientali e culturali diffusamente presenti nel nostro Paese. Un impegno, quindi, in campo economico, ma con grandi valori etici che vede i nostri agricoltori e le imprese agricole pronte ad accettare di produrre nella nuova situazione". "L’agricoltura, per il suo sviluppo deve, quindi, relazionarsi con tutta la società; è necessaria -ha rimarcato il presidente della Cia- una politica ed un governo dell’economia e della società capaci di favorire queste relazioni e di creare condizioni più favorevoli nelle quali svolgere le attività produttive. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la nostra proposta di un ‘Nuovo Patto con la società’". Soffermandosi sulla questione Ogm, Politi ha sostenuto che essi non servono alla nostra agricoltura.

"La nostra azione si centra su capisaldi irrinunciabili: produzioni di qualità, cioè un’offerta differenziata, con alto contenuto di tradizioni e di servizio; sicurezza alimentare e principio di precauzione, cioè rispetto delle norme e dei principi della salute pubblica, informazione e tracciabilità; certezze per gli agricoltori, cioè regole per la coesistenza e sistema dei controlli, perché siano messi in grado di programmare gli ordinamenti colturali; tutela della biodiversità e dell’ambiente, cioè recupero e salvaguardia delle varietà tradizionali che rischiano, per difficoltà produttive e di mercato, di scomparire dagli ordinamenti colturali, innovazione delle tecniche produttive orientate, tra l’altro, ad un più razionale uso della chimica; ricerca e diffusione delle innovazioni"."Noi intendiamo -ha concluso la nota – puntare sempre più sulla qualità e la tipicità della nostra agricoltura, forte perché attinge la sua linfa vitale da un patrimonio di esperienze e di sapienze antiche che ha permesso ai prodotti delle nostre campagne di diventare simbolo del made in Italy a livello internazionale".

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