Allarmi alimentari e difficile congiuntura economica: queste le due sfide che le imprese hanno dovuto affrontare l’anno scorso, risolvendole positivamente: il fatturato ha toccato quota 107 miliardi, registrando un aumento dell’1,9%. E l’industria alimentare si conferma il secondo comparto manifatturiero del Paese con 36 mila aziende e oltre 400 mila addetti. "La fotografia che emerge dai dati più recenti – spiega Luigi Rossi di Montelera, Presidente di Federalimentare, parlando all’Assemblea annuale dell’Associazione che si è tenuta a Parma in occasione di Cibus 2006 – è ritornata sostanzialmente positiva. Il settore vanta punti di forza importanti. Il food and drink italiano si articola in un invidiabile ventaglio di offerta di prodotti di alta qualità che è al top in Europa. I legami della produzione alimentare italiana col territorio e col patrimonio culturale del Paese, i suoi alti target qualitativi sono ampiamente riconosciuti. Siamo il vero Made in Italy alimentare e continueremo a esserlo anche nei prossimi anni. Quasi l’80% dei nostri prodotti alimentari presente sui mercati è di origine industriale, coprendo anche una quota maggioritaria di quelli tipici".

CRESCONO PRODUZIONE E CONSUMI. IN SALITA ANCHE L’EXPORT, MA IL FUTURO È PIÙ INCERTO

Gli indicatori economici promuovono il 2005 dell’industria alimentare. Gli acquisti da parte delle famiglie sono tornati a crescere: 193 miliardi di euro (+2,4%). Così come la produzione (+1,7%), realizzando un differenziale rispetto al totale dell’industria di 3 punti, che diventano 13 nel periodo 2000-2005. Situazione più complessa per l’export. L’anno scorso le esportazioni sono cresciute del 2,7%, superando il tetto dei 15 miliardi di euro. In salita anche il saldo positivo della bilancia commerciale: 2,4 miliardi di euro. Nel complesso, però, il settore rallenta. E lo dimostrano i primi dati del IV Rapporto "Il Made in Italy alimentare alla prova della concorrenza", realizzato dall’Ismea e dal Centro Studi Federalimentare. Negli ultimi cinque anni l’Italia perde una posizione nella classifica mondiale dei Paesi esportatori di prodotti agro-alimentari, scendendo dalla settima all’ottava posizione. "Anche se in termini assoluti il valore dell’export è cresciuto del 64% – commenta il Presidente di Federalimentare – questo risultato significa che le nostre imprese non sono andate male, ma qualcuno ha corso, e sta correndo, più di noi".

Il IV Rapporto Federalimentare-Ismea dedica uno sguardo particolare ai dieci prodotti di punta del comparto agro-alimentare (vino, pasta, formaggi, ortaggi in scatola, olio di oliva, pane/dolci, salumi/insaccati, frutta fresca, risi, succhi di frutta): i "campioni del Made in Italy" sono stati protagonisti di un miglioramento annuo del 4%, passando da 5,7 a 6,5 miliardi di euro. Ma nel decennio precedente (1990-2000) il loro ritmo medio annuo di crescita era stato molto più alto, pari al 14%. Il Rapporto delinea anche le prospettive fino al 2015, prevedendo un rafforzamento dei settori vino, pasta, dolci e panetteria, un lieve miglioramento di quello delle carni e dell’olio d’oliva e buone performance per le bevande e le acque minerali. Nel complesso, l’export dovrebbe aumentare del 5%-6% nell’intero periodo, rimanendo però inchiodato al 15-16% del fatturato totale.

A TAVOLA GLI ITALIANI RISCOPRONO LA FIDUCIA: IL 74% SI FIDA DEL CIBO CHE MANGIA

L’industria alimentare nel 2005 ha superato l’esame sicurezza, anche se i livelli di allarme sociale raggiunti in questi mesi non vanno trascurati. Come è evidenziato dall’indagine di Astra Ricerce realizzato per conto di Federalimentare e presentato a Cibus (*). Di fronte ai recenti allarmi alimentari – che hanno fatto crescere la preoccupazione e l’attenzione nei confronti del cibo che portiamo in tavola da parte del 55% degli italiani – gli italiani sembrano avere reagito in modo maturo. Il 39% non ha mai cambiato abitudini d’acquisto e il 67% ha avuto reazioni solo temporanee, tornando nell’arco di un arco di tempo molto ristretto a rispettare la propria dieta consueta. Solo il 4% (a fonte di un 16% riscontrato in Europa) ha mutato stabilmente alcune delle proprie abitudini alimentari.

Dallo studio emerge anche un altro dato rassicurante: ben sette intervistati su dieci (74%) dichiarano di avere molta o abbastanza fiducia nei confronti del grado di sicurezza di ciò che portano in tavola. Se il 46% si sente "abbastanza" fiducioso, uno zoccolo duro del 28% dorme tra due guanciali, sentendosi totalmente fiducioso. Pensate: nel 2004 (Monitor Doxa-Federalimentare) il livello di fiducia accordato al cibo era di appena 4 punti percentuali (78%) più alto. E non si usciva da una crisi devastante come quella dell’influenza aviaria.

Ma a chi viene accordata soprattutto la di fiducia? L’80% non ha dubbi: gli italiani si fidano sempre più dei cibi e delle bevande prodotti in Italia, anche da imprese internazionali, secondo processi e ricette tipiche delle tradizioni della penisola. Promossi anche i controlli di quella che può essere considerata la filiera della sicurezza. Il 72% si sente rassicurato dai controlli pubblici (NAS, ASL, Stato, Regioni, Comuni), il 60% dalle autoanalisi dei produttori o dalle garanzie offerte dalle grandi marche, il 57% dalla distribuzione e il 52% delle associazioni dei consumatori. Anche qui, a parte il dato eclatante della fiducia nei controlli pubblici (salito di circa 10 punti percentuali in due anni) il dato ricalca l’andamento del Monitor Doxa del 2004.
A proposito dei controlli va ricordato che 20 milioni d’italiani (39%) sanno che oggi la sicurezza alimentare è più garantita rispetto al passato, e il 31,5% è a conoscenza del fatto che oggi le leggi sono più severe e i controlli più efficienti e rigorosi.

LE PROPOSTE DI FEDERALIMENTARE PER RILANCIARE L’ITALIAN FOOD

Sulla base di questo scenario, Federalimentare avanza una serie di richieste al nuovo Governo. Dice di no all’ipotesi ventilata di un nuovo Ministero dell’Alimentazione e richiede la convocazione urgente di una sessione straordinaria del Tavolo Agroalimentare, dei veri e propri Stati generali della filiera, che costituiscano una sede strategica di confronto tra tutte le componenti del comparto e del Governo stesso.

E indica tre priorità per i primi 100 giorni di vita del nuovo Governo. Auspica un piano per il rilancio della competitività dell’industria alimentare sui mercati internazionali, che passa dalla nomina di un Viceministro con delega alle piccole e medie imprese alla riduzione del carico fiscale e alla liberalizzazione della logistica, dei trasporti e degli ordini professionali. In che modo? In linea con le proposte di Confindustria, attraverso l’abolizione dell’Irap, la riduzione sia del cuneo fiscale (5 punti nel corso del prossimo anno) sia del costo dell’energia (-20% in cinque anni) e la semplificazione dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Senza dimenticare di sviluppare ulteriormente il ruolo della ricerca e dell’innovazione, riconoscendo un credito d’imposta pari al 50% delle spese per progetti di ricerca dei privati assegnati alle università e un credito imposta del 10% delle spese totali delle imprese per almeno 10 anni.

Federalimentare punta anche alla creazione di una cabina di regia unica per promuovere l’Italian Style all’estero, per combattere il fenomeno dell’imitazione e della contraffazione dei prodotti alimentari di casa nostra (valore di 56 miliardi di euro) e per evitare di disperdere 200 milioni di euro destinati alla promozione tra ben 22 soggetti diversi.
"L’etichetta di Made in Italy non basta più – dichiara Luigi Rossi Montelera – bisogna vendere all’estero il cibo insieme al nostro stile di vita. A questo proposito va creato un unico organismo che gestisca le risorse disponibili per l
a promozione del sistema alimentare in una logica di impresa e di tutela dei marchi. Se non riusciamo a spiegare cosa c’è dietro il nostro prodotto, riscoprendo anche gli effetti positivi di un’alleanza con il settore del turismo nazionale, rischiamo di perdere preziose posizioni acquisite. Occorre infatti qualcosa di nuovo per attrarre i quasi 500 milioni di nuovi consumatori, specialmente di Cina, Russia, Brasile e India, che da qui a dieci anni si affermeranno nel panorama mondiale, permettendosi gli stessi prodotti di alta gamma che fanno status symbol in Europa e Nord America".

Infine, la sicurezza alimentare. Anche in questo caso la richiesta di intervento è chiara. L’obiettivo è aumentare ancora la serenità del consumatore e ridurre l’incertezza, frutto spesso della mancanza di una procedura chiaramente codificata o della tempestività. Cosa propone Federalimentare? Va attribuita ad un’apposita struttura, all’interno dell’Istituto Superiore di Sanità, la piena competenza ad operare per la valutazione del rischio in campo alimentare, integrata dalle necessarie professionalità scientifico-istituzionali.

 

 

 

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)