Tre italiani su quattro (+8 percento) sono d’accordo sul fatto che "se il prodotto alimentare è italiano sono più sicuro da dove proviene e quindi mi fido di più" e per questo quasi nove su dieci (+15 percento) ritengono che dovrebbe essere sempre indicato nelle etichette il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti. È quanto emerge dall’ "Indagine 2005 COLDIRETTI-ISPO sulle opinioni degli italiani sull’alimentazione" presentata al Forum di Cernobbio organizzato dalla Coldiretti che sottolinea l’elevato grado di fiducia nel Made in Italy alimentare. La richiesta di una informazione completa sulla provenienza degli alimenti – precisano i coltivatori – cresce con il titolo di studio e raggiunge il livello più elevato per i laureati, mentre i livelli di fiducia più elevati nel Made in italy si hanno nelle persone di età superiore ai 60 anni (80 per cento).

Aumenta in Italia il numero di consumatori che acquistano prodotti tipici (+9 percento), biologici (+6 percento) e garantiti per l’assenza di Organismi geneticamente modificati OGM (+9 percento). Otto italiani su dieci hanno acquistato prodotti alimentari con origine territoriale controllata (Dop, Docg), sette su dieci cibi biologici e – precisa la Coldiretti – quasi il 60 percento prodotti garantiti per l’assenza di organismi geneticamente modificati (OGM free). La tendenza ad acquistare sia prodotti biologici sia garantiti per l’assenza di OGM cresce con il livello di istruzione raggiungendo il valore più alto per i laureati mentre per i prodotti fortemente legati al territorio, come quelli a denominazione di origine la richiesta è più alta per i lavoratori autonomi.

Fare la spesa è meno pesante se si acquistano prodotti Made in Italy. E ad essere più "nazionalisti" – si legge nella nota – sono i residenti nei piccoli comuni con meno di cinquemila abitanti, i lavoratori autonomi e gli adulti di età compresa tra i 50 e i 59 anni. Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di un trend che tende a consolidarsi nel tempo con un aumento di ben il 15 per cento rispetto allo scorso anno nonostante la crescita della presenza di prodotti di importazione sugli scaffali e le difficoltà economiche generali che hanno favorito un contenimento generale degli acquisti.

"Oltre il 70 per cento degli italiani che esprime la propria opinione è convinto che i prodotti ogm non fanno bene alla salute". Oltre otto italiani su dieci, tra quelli che esprimono una opinione, ritengono che i prodotti Ogm siano meno salutari di quelli tradizionali e tale convinzione sale al crescere del titolo di studio raggiungendo i valori più elevati tra i laureati. Analogo risultato – conclude Coldiretti – riguarda la possibilità che i prodotti Ogm contengano una maggiore quantità di elementi nutritivi rispetto agli altri che non trova d’accordo il 79 percento degli italiani che esprime una opinione.Nell’acquisto dei prodotti alimentari i consumatori italiani ripongono i massimi livelli di fiducia nei negozi tradizionali (64 percento) e negli imprenditori agricoli (62 percento).

Dall’indagine – dei coltivatori – emerge anche una buona performance della grande distribuzione (60 percento) mentre sembra diminuito il grande appeal di cui godevano i prodotti della grande industria (45 percento) e anche dei discount (34 pecento). Ad avere il maggior livello di fiducia negli imprenditori agricoli sono le casalinghe (68 percento), ma anche i laureati (66 percento) mentre i supporter della grande distribuzione si trovano soprattutto tra gli abitanti delle grandi città (65 per cento), ma anche tra anziani (66 percento) e casalinghe (65 percento) e quelli dei discount tra chi possiede licenza elementare (38 percento).

Il "virus dei polli" ha cambiato le abitudini di acquisto della maggioranza degli italiani (53 per cento) anche se rimane uno "zoccolo duro" di irriducibili (47 percento) composto soprattutto da giovani di età tra i 18 e i 39 anni, residenti nei comuni di piccole dimensioni e laureati che non si lasciano influenzare. Secondo la ricerca se in media sull’intera popolazione italiana il 47 percento dei cittadini non ha cambiato il proprio comportamento di acquisto, la percentuale dei "senza paura" sale tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 39 anni (51 percento), tra residenti nei comuni di piccole dimensioni (57 percento), nelle regioni del centro Italia (53 percento) e con il crescere del titolo di studio dal 43 percento della licenza elementare al 56 percento della laurea. Si tratta di un risultato che – conclude Coldiretti – conferma l’importanza di una campagna informativa corretta ed approfondita per evitare la diffusione di allarmismi che rischiano di favorire comportamenti irrazionali.

 

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