Quando a fine giugno l’Alitalia ha deciso la ristrutturazione del suo prestito obbligazionario, la stampa economica s’è limitata a parafrasare i comunicati societari. Ha riportato la notizia della convocazione dell’assemblea degli obbligazionisti per il 29 luglio, senza porsi troppe domande. La cosa merita invece un approfondimento.È infatti la prima volta che in Italia capita qualcosa di simile a un titolo quotato. Diversa è la vicenda dell’Argentina, che prima ha smesso di pagare interessi e rimborsi e poi ha proposto agli interessati nuove obbligazioni più lunghe in cambio di quelle in default.Qui invece non c’è nessuna insolvenza.

Come può la società decidere bellamente che le obbligazioni che sarebbero dovute scadere nel 2007 vengano rimborsate nel 2010? La cosa in realtà è possibile grazie a una clausola del regolamento del prestito, alquanto insolita e pochissimo nota. L’ultimo comma dell’art. 13 stabilisce infatti che "l’assemblea degli obbligazionisti delibera […] sulla modificazione delle condizioni del prestito".
Un potere autocratico. Di per sé è una clausola tremenda, perché in linea di principio permetterebbe al Tesoro di fare il bello e il cattivo tempo, visto che dispone di una salda maggioranza per le azioni (62,3%) e anche per le obbligazioni. Come azionista decide di modificare le caratteristiche dei suoi titoli; indossa poi le vesti di obbligazionista maggioritario e si dichiara d’accordo. Gli altri subiscono.Nel caso particolare gli altri più che subire gioiscono, perché il rimborso delle Alitalia 2,9% 2007 verrà sì posticipato di tre anni, ma in compenso il tasso salirà al 7,5%, che non è affatto poco. Riprova ne è che il mercato ha preso bene la cosa e le quotazioni nelle scorse settimane si sono ulteriormente riprese.

Inoltre il Tesoro avrebbe avuto serie difficoltà a consolidare il prestito, riducendone la remunerazione. Ciò si sarebbe infatti configurato come un aiuto di Stato, vietato dall’Unione Europea.Il discorso però è generale. Passando in rassegna i regolamenti anche solo delle 16 convertibili quotate in Italia, se ne scoprono infatti altre con tale possibilità, regolarmente ignorata dagli investitori. Abbiamo le Enertad 5,75%, le Banca Ifis 4,375% e le Banca Popolare Verona 2,125%, con clausole identiche o simili (per dettagli dei regolamenti e altre caratteristiche si veda nella mia pagina web all’Università di Torino: www.beppescienza.it).

Obbligazionisti di serie B. Né la questione è puramente accademica o limitata alle convertibili. Pur senza volere ingigantire il problema, pensiamo a una società con qualche difficoltà finanziaria e, ovviamente, una situazione proprietaria analoga a quella dell’Alitalia. In tali frangenti un’assemblea di obbligazionisti potrebbe accettare il prolungamento di un prestito senza nessuna contropartita, se gli stessi sono contemporaneamente anche azionisti. Formalmente il regolamento sarebbe rispettato, ma di certo gli altri obbligazionisti vivrebbero questo come un sopruso.
Un risparmiatore che compra obbligazioni fa infatti affidamento sulla loro scadenza, sul loro tasso d’interesse ecc. Non pensa di entrare in uno strano consorzio con gli altri possessori degli stessi titoli e di dipendere dalle loro decisioni.Che i piccoli azionisti soggiacciano ai voleri dei grossi non fa notizia. Meno scontato è che ciò possa accadere anche per gli obbligazionisti di minoranza.


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