Salvare le specie animali come panda, gorilla o tigri non significa solo arrestare la loro estinzione ma anche ridurre la povertà delle popolazioni umane e migliorarne concretamente la qualità della vita. Lo dimostra uno studio del WWF presentato oggi in tutto il mondo in occasione dell’apertura dell’ottava Conferenza delle Parti sulla Convenzione della Diversità Biologica a Curitiba (Brasile). Ai governi presenti il WWF chiederà infatti che i programmi di lotta alla povertà vengano integrati con progetti di conservazione delle specie.

Il Rapporto "Specie e lotta alla povertà" analizza 6 casi studio nelle aree del pianeta dove il WWF, con i suoi progetti concreti ha contribuito a sradicare la forte indigenza delle popolazioni locali e promuovere uno sviluppo sostenibile in aree rurali come il Nepal, l’Uganda, la Namibia, il Costa Rica e la Cina. Per dimostrare l’efficacia dei progetti il rapporto ha valutato, nei risultati di questi progetti, il raggiungimento degli stessi "Obiettivi di Sviluppo del Millennio", ovvero, gli 8 traguardi che tutti i governi del mondo in sede ONU hanno indicato come guida per la comunità internazionale per dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015. I progetti aiutano, ad esempio, ad eliminare fame e povertà estrema, favoriscono la parità tra is essi e la partecipazione delle donne nelle attività sociali, permettono di organizzare partnerhip globali per lo sviluppo.

"I problemi che minacciano le specie animali ed incrementano la vulnerabilità degli ecosistemi, sono strettamente legati a quelli che sono all’origine di condizioni di estrema povertà – ha dichiarato Gianfranco Bologna, Direttore scientifico del WWF Italia – Questi problemi comprendono l’emarginazione delle comunità rurali, la fragilità dei governi e l’instabilità politica. L’habitat di molte specie in pericolo coincide con gli spazi di molte popolazioni umane più povere e vulnerabili del mondo. I progetti del WWF hanno dimostrato che la conservazione e la gestione sostenibile delle specie e dei loro habitat si traduce in una migliore protezione delle foreste, delle risorse idriche e delle aree marine. Di conseguenza gli esseri umani hanno accesso più facilmente ai beni e servizi provenienti dalle risorse naturali, trovano un sistema naturale più capace di autorigenerarsi e di fornire quelle funzioni essenziali al miglioramento del loro benessere".

Il Rapporto mostra che oltre il 60% delle popolazioni che vivono in Uganda beneficiano economicamente e socialmente dalle risorse forestali delle aree che circondano il Parco Nazionale di Bwindi, nato per tutelare una delle specie più minacciate del pianeta, il gorilla di montagna. Ora la specie nell’area del Bwindi sta riprendendo (320 gorilla censiti nel2002, 20 in più dell’ultimo censimento fatto 5 anni prima). Nel parco di Mgahinga e nei parchi confinanti in Rwanda e Congo non sono stati effettuati censimenti di gorilla è l’ultimo del 2004 riportato 382 Gorilla, ben 17% in più, un risultato notevole considerando l’instabilità politica, la guerra civile e il genocidio che si sono verificati in quest’area.

Anche in Cina le attività illegali che hanno danneggiato le riserve forestali sono diminuite da quando le comunità locali hanno potuto guadagnare da altre fonti di reddito, come l’allevamento e l’agricoltura sostenuti dagli stessi progetti per salvare il panda. Lo sviluppo di
progetti di "partenariato" tra imprenditori privati e comunità locali ha
avuto successo, come nel caso delle 3 Riserve di Wanglung, Baihe eBaishuijiang dove sono coinvolti contadini e imprenditori privati. Il commercio di prodotti naturali come funghi, miele, piante medicinali alla catena Carrefour ha fatto guadagnare nei primi 3 mesi oltre 31.000 dollari, dimostrando ulteriormente la possibilità di modelli sostenibili per la crescita economica rurale.

In Namibia progetti di conservazione, dove le comunità stesse gestiscono direttamente le risorse provenienti dalla fauna selvatica, hanno dato come risultato una gestione migliore della fauna stessa aumentando il numero degli esemplari, lo sviluppo dell’ecoturismo e l’aumento dei profitti nelle imprese autogestite dalle comunità. Campi e alloggi per turismo nati dalla collaborazione tra le diverse imprese presenti rappresentano la maggiore fonte di entrate con un guadagno di 582.000 dollari che equivale al 46% di tutte le entrate legate alla conservazione.

La lotta alla povertà gestita con l’impiego di miliardi di dollari che non consideri come obiettivo fondamentale anche la promozione dello sviluppo sostenibile legato al miglioramento dell’ambiente e la conservazione delle specie diventa ormai illogica. E’ ora che questo forte legame tra specie animali, ecosistemi e popolazioni venga compreso e applicato".

Il lavoro del WWF in questi 40 anni si è evoluto passando da un atteggiamento protezionista, focalizzato sulle aree protette, ad un modello che ha integrato fortemente l’affidamento della gestione delle risorse alle comunità locali. Oggi sull’esperienza dei cosiddetti Programmi Integrati di sviluppo e di conservazione (ICDP) il WWF ha, da molti anni, spostato l’accento sullo sviluppo sostenibile e quindi per le popolazioni più povere nei paesi in via di sviluppo la conservazione deve essere rivolta alla loro sussistenza e alle loro necessità economiche e culturali.

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