L’Italia ha il suo codice dell’ambiente. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo. ‘Una riforma attesa da anni’, ha commentato il ministro Matteoli. Sei i settori riordinati: rifiuti e bonifiche, acqua, difesa del suolo, inquinamento atmosferico, procedure ambientali e danno ambientale. Tra le novità la tutela per i lavoratori dei servizi idrici del settore dell’igiene urbana e una politica incentivante per le energie rinnovabili.

Negativo il commento di Legambiente che auspica "un ricorso delle Regioni alla Corte Costituzionale". Ci costituiremo ad adiuvandum – commenta Robero della Seta, segretario nazionale di Legambiente. Questo codice, fortemente voluto dal ministro Matteoli e dal suo capo di gabinetto, è un operazione scandalosa, nella forma e nella sostanza. "La conferenza unificata Stato Regioni – continua Della Seta – aveva espresso parere contrario ma il suo giudizio è stato ignorato, nonostante le materie in questione siano fondamentali per il governo del territorio. Il fatto è grave e mina le stessa legittimità costituzionale del provvedimento. Questo nuovo codice -conclude il presidente di Legambiente – è addirittura pericoloso per l’ambiente. Senza semplificare minimamente le procedure, smantella norme avanzate in materia di rifiuti, acque, dissesto idrogeologico, danno ambientale, Via, Vas e inquinamento dell aria".

Critica anche Coldiretti che afferma: "la raccolta delle nuove norme ambientali piuttosto che una operazione di riassetto e semplificazione, risponde a un mero interesse a ricentralizzare le competenze dello Stato, senza aver proceduto ad alcuna forma di concertazione con le più importanti forze sociali, e inoltre espropria il ruolo delle autonomie locali e il valore della sussidiarietà, attraverso la esclusione delle comunità territoriali da un ruolo di collaborazione istituzionale". La complessità del lavoro avrebbe richiesto adeguate forme di concertazione con le forze sociali, mentre senza trasparenza e confronto – conclude la Coldiretti – si è approvato un testo confuso, contraddittorio e in palese contrasto con le fonti comunitarie.

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