"Se la mancata caduta delle foglie dagli alberi è il principale effetto visibile del caldo record che sta caratterizzando l’autunno, l’allarme sull’arrivo di una ondata di maltempo, con l’improvviso abbassamento della temperature, mette a rischio le coltivazioni perche’ le piante non sono pronte a resistere adeguatamente al freddo e al gelo. E’ quanto afferma Coldiretti nel sottolineare che il clima ancora estivo sta provocando l’allungamento del ciclo vegetativo delle piante che non entrando in "letargo" potrebbero risultare impreparate all’arrivo improvviso di freddo e gelo con conseguenti danni alle piante e mancate produzioni. Una situazione anomala che si può rilevare dal ritardo nella caduta delle foglie ma anche da uno sfasamento nella maturazione dei frutti con i tempi di raccolta per mele e pere che sono stati anticipati di dieci-quindici giorni. Ma i cambiamenti climatici – sottolineano i coltivatori – stanno anche condizionando l’attività agricola e le pratiche colturali storicamente seguite in campagna tanto che le alte temperature fanno suggerire un ritardo nelle semine, tradizionalmente effettuate in questo periodo.

L’obiettivo – spiega la nota- è quello di evitare che il caldo favorisca lo sviluppo di diverse patologie. Il caldo di questi giorni – continuano i coltivatori – determina peraltro importanti risparmi energetici nella coltivazione di ortaggi e fiori in serra che richiedono un minor impiego di gasolio per il riscaldamento e un conseguente contenimento dei costi di produzione particolarmente apprezzato dagli imprenditori agricoli in tempi di caro petrolio. Non solo le elevate temperature ma anche il maltempo che ha interessato vaste aree del Paese è in realtà il risultato di cambiamenti climatici strutturali che in Italia si manifestano con un aumento dell’intensità delle precipitazioni, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, aumento del numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, modificazione della distribuzione delle piogge e aumento delle temperature estive.

Si tratta di una evoluzione destinata a produrre conseguenze strutturali sull’attività agricola poiché gli effetti – precisa Coldiretti – si fanno sentire con un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture, la riduzione della riserva idrica, l’aumento dell’erosione in zone collinari ed alluvioni in pianura, anticipo di germogliamento per le piante coltivate, maggiore rischio per gelate tardive, aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti, stress idrico delle piante. Si tratta di processi – conclude la nota – che rappresentano una nuova sfida per l’impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.
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