Una nuova relazione dimostra che nel 2005 è diminuito sensibilmente il numero di procedimenti di infrazione che la Commissione europea ha avviato per violazione del diritto ambientale dell’UE. Questo risultato è dovuto ad una gestione più efficiente delle denunce e dei procedimenti di infrazione da parte della Commissione e ad un intervento più tempestivo degli Stati membri nell’adempiere ai propri obblighi. La Commissione ha adottato un approccio più strategico, raggruppando i casi riguardanti lo stesso problema e incentrando l’attenzione su casi generali che riguardano vari settori. La Commissione ha inoltre intensificato l’assistenza fornita agli Stati membri, organizzando un maggior numero di incontri con le autorità nazionali e fornendo loro documentazione di supporto. Alla fine del 2005 la Commissione aveva avviato 489 procedimenti di infrazione nel settore ambientale rispetto ai 570 della fine del 2004, pari ad una riduzione del 14%.

Commentando la relazione, il Commissario all’Ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato: "L’adeguata attuazione della legislazione ambientale dell’UE da parte degli Stati membri è un punto cruciale per garantire un ambiente pulito. I cittadini, del resto, lo chiedono: il 90% degli europei ritiene che i politici debbano occuparsi della questione ambientale con la stessa attenzione che dedicano ai problemi economici e sociali. Il fatto che siano stati avviati meno procedimenti nei confronti degli Stati membri è un fatto positivo, ma gli Stati membri devono nel complesso impegnarsi di più per rispettare appieno le nostre normative."

Nel 2005 il numero dei procedimenti di infrazione aperti (cioè quelli per i quali è stata inviata una lettera di diffida, che costituisce la prima fase della procedura) è sceso del 14%, passando dai 570 casi del 2004 a 489. Se si considerano anche i casi per i quali è stata avviata un’indagine senza che sia stata trasmessa alcuna diffida, il numero sale a 798 contro le 1220 indagini registrate alla fine del 2004 (meno 35% circa). Il 22,4% di tutti i procedimenti avviati dalla Commissione riguardava la politica ambientale, rispetto al 27% del 2004.

La Commissione ha inviato 141 pareri motivati (seconda fase del procedimento) e ha deferito 42 volte gli Stati membri alla Corte di giustizia europea per l’erronea attuazione della normativa ambientale comunitaria. Ha inoltre inviato 21 lettere di diffida e 11 pareri motivati agli Stati membri che non si erano conformati alle sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia. Alla fine del 2005 risultavano aperti 77 casi per questo motivo. Questa cifra relativamente elevata è ancora fonte di preoccupazione.

Un approccio più razionale e strategico

La Commissione raggruppa casi riguardanti la stessa problematica e si incentra su casi orizzontali, che interessano vari settori d’azione (come le discariche abusive o gli impianti di trattamento delle acque reflue).

L’intervento della Commissione ha inoltre incentivato gli Stati membri a porre rimedio a determinate situazioni, come è avvenuto in quasi il 90% dei 226 procedimenti che la Commissione ha deciso di archiviare nel 2005. Vari Stati membri hanno accelerato il recepimento della legislazione UE sui rifiuti (come la direttiva sui rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche e la direttiva sulla limitazione all’uso delle sostanze pericolose), sullo scambio delle quote di emissione di gas serra e sull’accesso alle informazioni ambientali. Le iniziative della Commissione hanno inoltre garantito una protezione molto più elevata a migliaia di ettari di torbiere vulnerabili in Irlanda e hanno fatto ritirare un progetto per la costruzione di una rete ad alta tensione in vari siti inseriti nella rete Natura 2000 in Castilla-León e nelle Asturie, in Spagna; il Portogallo ha infine adottato programmi contro l’inquinamento idrico provocato dallo scarico di sostanze pericolose.

Anche se il controllo dell’applicazione delle normative è uno strumento molto efficace per obbligare gli Stati membri a rispettare il diritto ambientale dell’UE, anche strumenti e iniziative di carattere non giuridico si rivelano estremamente utili. Per questo la Commissione ha pubblicato documenti di interpretazione e orientamento (come quello sulla direttiva riguardante i veicoli fuori uso e sui piani di assegnazione per il periodo di scambio 2008-2012 nell’ambito del sistema europeo di scambio delle quote di emissione). La Commissione ha inoltre rafforzato la cooperazione con gli Stati membri, sia a livello bilaterale che multilaterale. La rete informale dell’UE per l’attuazione del diritto ambientale (IMPEL), istituita nel 1992 per agevolare lo scambio di buone prassi, sta dando ottimi risultati.

Iter procedurale
L’articolo 226 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti degli Stati membri che non adempiono ai loro obblighi, mentre l’articolo 228 del trattato le conferisce la facoltà di agire nei confronti di uno Stato membro che non si sia conformato ad una precedente sentenza della Corte di giustizia.

Il settimo studio annuale sull’attuazione e il controllo dell’applicazione della legislazione ambientale dell’UE descrive come è stata attuata la normativa ambientale comunitaria nel 2005, mettendo in luce gli sviluppi in termini di procedimenti di infrazione in ciascun settore del diritto ambientale dell’UE nel corso del 2005. Il documento presenta anche una tabella che illustra i casi di mancata comunicazione, mancata conformità o applicazione erronea della normativa ripartiti per Stato membro e per settore.

Il documento è scaricabile cliccando qui

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