E’ donna, ha più di 45 anni, possiede una buona istruzione. Sceglie prevalentemente piante in vaso al Nord e fiori freschi al Sud. E’ questo l’identikit dell’acquirente tipo dei prodotti florovivaistici, secondo quanto è emerso dal convegno organizzato da Confagricoltura a Euroflora, a Genova, "Coloriamo l’Italia". Gli uomini, infatti, comprano fiori solo in prossimità di alcune ricorrenze.

In termini di spesa, il dato annuo complessivo è 2,1 miliardi di euro, di cui il 58% rappresentato da fiori e fronde recise e il 42% da piante in vaso, sia da interno, che da esterno. Il valore dell’acquisto medio mensile per famiglia è di 17 euro, per le piante, e di 19 euro, per i fiori. Solo l’8% della popolazione, però, acquista fiori e piante con una certa frequenza. Il restante 82% lo fa solo in occasione di particolari ricorrenze.

Quasi il 75% della popolazione o non possiede piante (38%) o ne possiede meno di 5 (36%), mentre solo l’11% dispone di un consistente "patrimonio verde". "Questo significa – ha detto il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni – che, pur di fronte ad una generalizzata espansione dei consumi per alcuni segmenti produttivi e ad una rinsaldata cultura del verde, esistono ancora ampi spazi di crescita e molte opportunità per le nostre imprese."

Gli agricoltori considerano il florovivaismo un settore dinamico, motore forte e qualificato di sviluppo economico e sociale. E che, grazie all’azione operosa dell’uomo, ha saputo valorizzare la natura e il territorio, "diffondendo colore" nel nostro Paese.

Il convegno organizzato da Confagricoltura a Euroflora ha voluto sottolineare, attraverso le testimonianze dirette degli imprenditori, l’importanza e il valore strategico di questo settore, composto da quasi 49.000 aziende, con un numero di occupati superiore alle 100.000 unità; che fa da volano ad un terziario molto diffuso sul territorio, con oltre 20.000 imprese, tra fiorai e garden center, impegnati nella distribuzione al dettaglio. Un settore che vale complessivamente più di 3 miliardi di euro; che copre un quarto della produzione europea ed è secondo solo all’Olanda, e che contribuisce per il 7% al totale della produzione agricola nazionale.

"Per questo – ha detto Vecchioni – bisogna aumentare i consumi, ampliare la tipologia degli acquirenti, creare una vera e propria cultura dei fiori e delle piante, che poi è qualità della vita, in modo tale che comprarli diventi un’abitudine. Tutto questo con grandi benefici socio-economici per il nostro Paese."

Per l’associazione di categoria propone alcune azioni finalizzate al sostegno e alla valorizzazione del settore:

  • inserire fiori e piante in modo organico all’interno di politiche di marketing capaci di interessare altri settori produttivi e di valorizzarli nell’ambito del Made in Italy;
  • far crescere la motivazione dei produttori, orientando le produzioni floricole per massimizzane il reddito;
  • rendere i produttori protagonisti della sperimentazione e dell’innovazione, stabilendo un rapporto diretto tra produzione e ricerca, incentivando il ricorso a fonti energetiche alternative;
  • porre attenzione al patrimonio ambientale, inserendosi come elemento decisionale in uno sviluppo urbanistico rispettoso dell’ambiente.

 

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