La Commissione Europea ha predisposto le linee guida che fabbricanti e importatori devono rispettare per dotare i loro prodotti cosmetici dell’ etichettatura che attesti che non sono stati sottoposti a test su animali. Si tratta di un adempimento previsto dalla direttiva 76/768/Cee e ora meglio definito dalla raccomandazione 2006/406/Ce, che chiarisce le disposizioni per provvedere all’ apposizione della dicitura ‘salva- animali’. In particolare, la nuova raccomandazione definisce la corretta dicitura delle disposizioni relative ai prodotti etichettabili, agli obblighi legati all’ uso della dichiarazione volontaria, alle formule che devono essere riportate su istruzioni per l’ uso e imballaggi. Nel nostro Paese gli adempimenti in materia di sostenibilità dei prodotti cosmetici sono regolati dal decreto legislativo 15 febbraio 2005, n. 50 che ha attuato le direttive 2003/15/CE e 2003/80/CE, in materia di prodotti cosmetici.

Ma la questione della sperimentazione preventiva, che la legge impone per immettere in commercio un prodotto cosmetico (shampoo, crema, make up), e molto complessa. Spesso l’etichetta apposta sul prodotto: simbolo del coniglietto, scritta "cruelty-free", non ha molto valore perchè spesso si riferisce al prodotto finito, e non prevede controlli sui test eventualmente effettuati per i singoli ingredienti. Per avere qualche certezza in più bisogna ricorrere ai prodotti delle ditte che aderiscono allo Standard ‘Non testato su animali’ una dicitura che peraltro non garantisce che il prodotto e i suoi ingredienti non siano mai stati testati, ma per i quali non e stata impiegata alcuna tecnica di vivisezione.

Per fregiarsi dell etichetta a garanzia della tutela degli animali, un prodotto non deve essere stato sottoposto a sperimentazioni ne per quanto riguarda il prodotto finito, ne i singoli ingredienti. Per gli ingredienti comprati gia testati dai fornitori, il produttore deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell’anno.

 

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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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