La messa in sicurezza del territorio italiano da frane, alluvioni e dissesto idrogeologico costa 40 miliardi di euro, 80 mila miliardi di vecchie lire, ovvero più di tre finanziarie. E stando ai ritmi attuali di stanziamenti, 5 miliardi in 16 anni fino ad ora impegnati per la legge sulla difesa del suolo, occorrerebbero 128 anni per raggiungere il fabbisogno dei 40 miliardi. Ecco quindi che il Governo propone una nuova formula di intervento: "Anche i privati mettano mano al portafoglio".

A formulare l’ipotesi di cofinanziamento è il viceministro all’ Ambiente, Francesco Nucara, intervenuto alla presentazione della Relazione conclusiva condotta dalla Commissione Ambiente della Camera su tutto l’assetto dei fiumi e le opere idrauliche in Italia. A pagare per la sicurezza dovranno però essere tutti quei privati che usano il territorio e dal territorio traggono proventi. Quindi, megastore, centri commerciali, stabilimenti balneari, porti turistici, multisale ma anche aranceti o grosse aziende agricole.

"E’ il caso – si legge nella relazione – anche di un maxi centro commerciale alle porte di Roma, vicino all’aeroporto di Fiumicino. Lo Stato ha speso 8 miliardi di vecchie lire per la messa in sicurezza di un argine e ora a beneficiarne è un privato".

Frammentazione delle competenze, parcellizzazione di responsabilità, finanziamenti ridotti negli anni, dragaggi, dighe obsolete: questo il quadro fornito dalla relazione sullo stato delle opere idriche in Italia. Quadro in cui interviene ora la legge delega "che crea i distretti, riordina la materia e rappresenta un’occasione – ha detto il presidente della Commissione Ambiente, Pietro Armani – di recepire la normativa comunitaria".


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