Già dal primo giorno alla nona fiera Ecomodo, in corso a Rimini, arrivano i primi esponenti mondiali dell’ambientalismo. Agenzia Help Conusumatori ha intervistato ieri Wolfgang Sachs, direttore del Wuppertal Institute, vero guru dell’ecologia moderna con una visione filosofica di grande respiro riguardo alle tematiche ambientali.

Dottor Sachs, quale percorso intraprendere per rendere sostenibile la vita dell’uomo sul pianeta?

E’ necessario andare verso un’economia leggera nell’uso di risorse, che pesi meno sul pianeta e sugli altri popoli. Sono tre grandi obbiettivi economici che dobbiamo porci. Come prima cosa l’economia deve diventare molto più efficiente nell’uso energia, dell’acqua e dei materiali. In secondo luogo vanno abbinati bene i flussi industriali con quelli naturali e tipicamente le energie rinnovabili cercano di fare l’uso migliore dei flussi naturali. Infine abbiamo bisogno di un’economia che non si basi più su una crescita infinita del Pil, ma che riconosca un principio di sufficienza, in grado di valutare quando ci siano le basi sufficienti per la vita buona di tutti.

E queste basi ci sono?

Non ci sono. Per fare questo tutto è ancora da costruire, non ci sono dubbi. Per questo si battono tante iniziative di scienziati e anche politici. Questi dibattiti ci sono dappertutto nel mondo, però sono sempre in minoranza. E’ un "tira e molla" che si vede in tanti campi e che ci seguirà per le prossime decadi.

Visitando Ecomondo dove sono esposte tantissime tecnologie, come valuta queste innovazioni? Sono in generale positive o ci sono luci e ombre nei campi dell’innovazione ambientale?

E’ sicuramente difficile valutare, per via della grande quantità dei prodotti e dei servizi offerti, ma una cosa mi è venuta in mente ed è che c’è un utopia nascosta dietro Ecomondo. E’ l’utopia di una società sana e pulita: la maggior parte delle tecnologie che si vedono sono fatte per la depurazione, il filtraggio, la detossificazione e così via. Vuole dire che si vuole sempre pulire qualcosa, ma una società sana non è equivalente ad una società sostenibile. Invece è importante avere meno di questi materiali, meno di queste risorse. Se posso essere provocatorio, qui mi manca la macchina che riduce il consumo al principio, piuttosto che quella ben filtrata. Oppure manca il gabinetto senza acqua che è molto importante per il futuro del mondo in quanto non usa acqua potabile. Le tecnologie presenti qui sono puntate molto sull’aspetto della pulizia, che è solo un aspetto appunto e certamente non basta.

Per il cammino verso la sostenibilità, lei crede di più nel fattore tecnologico o in quello politico?

Sono due gambe che devono marciare insieme. Il disegno politico ha in fin dei conti bisogno di tecnologie che trattino in modo clemente la natura. Ma dall’altro lato è anche chiaro che solo con le tecnologie non si arriva da nessuna parte, perché le nuove tecnologie non possono diffondersi se manca un quadro politico di riferimento. Le tecnologie, da sole, non contano molto nella grande problematica della dinamica economica, del problema dell’espansione permanente.

Lei sa come l’Italia sia indietro nelle politiche ambientali rispetto ai paesi del Nord Europa, in primo luogo la Germania. Che consiglio può dare al nostro paese nel caso decidesse di riallinearsi ai paesi più virtuosi?

Anche in Germania non è in realtà tutto oro che brilla. Comunque, il governo italiano viene da una cultura un po’ cow-boy, non è un caso che Berlusconi condivida un’amicizia con Bush. Entrambi vengono da una cultura secondo la quale non esistono i limiti. Magari Berlusconi, che non è religioso come Bush, non direbbe che la vocazione dell’uomo è quella di sottomettere la terra, ma condividono una cultura prettamente commerciale impostata sugli affari. Da questo tipo di cultura io non mi aspetterei così tanto.

Per ulteriori approfondimenti visita i siti: http://www.wupperinst.org
http://www.wupperinst.org/staff/en/sachs.html

a cura di Eugenio Orsi

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