L’acquacoltura è l’unica via per colmare il "deficit di pesce": entro il 2030, a causa dell’incremento demografico che conterà due miliardi di persone in più, la pesca d’allevamento dovrà quasi raddoppiare la produzione. Serviranno 37 milioni di tonnellate di pesce in più ogni anno per mantenere il livello attuale di consumo ittico. E l’unica risorsa è rappresentata dalla pesca d’allevamento, che dovrà dunque essere sviluppata e gestita in modo responsabile. È quanto ha sottolineato la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) ai rappresentanti delle maggiori autorità mondiali del settore ittico, riuniti a Roma per discutere del contributo dell’acquacoltura allo sviluppo sostenibile, nell’ambito della Conferenza biennale FAO.

Attualmente proviene dagli allevamenti circa il 45 per cento di tutto il pesce consumato. Ma per mantenere l’attuale livello di consumo l’acquacoltura dovrà quasi raddoppiare la produzione entro il 2030: per questo, ha sottolineato il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, la crescita dell’acquacoltura dovrebbe diventare una priorità dell’agenda internazionale dello sviluppo ma sarà necessaria una gestione ambientale responsabile per valorizzare la crescita della pesca d’allevamento. E se in Asia l’allevamento ittico è fonte di occupazione e lavoro diretto per circa 12 milioni di persone, diversa è invece la situazione dell’Africa, l’unica area mondiale nella quale il consumo di pesce ha subito una diminuzione e la percentuale d’allevamento nella produzione ittica è inferiore all’uno per cento. Per la FAO "l’Africa ha un buon potenziale di risorse per la crescita dell’acquacoltura".

LINK: Il sito FAO sull’acquacoltura

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