Tra le strade alternative per la sostenibilità proposte a Terra Futura, una è quella del commercio equo e solidale, su cui si è riflettuto per due giorni nel convegno "Le Botteghe del Mondo come agenti di solidarietà e cambiamento sociale" promosso e organizzato dall’Associazione Botteghe del Mondo. Un dibattito che ha spaziato dagli aspetti economici del settore (rete di economia solidale, ruolo dei consumatori, trasparenza e affidabilità) a quelli legislativi, sulle normative in materia attuate a livello nazionale ed europeo, al ruolo delle Botteghe come luoghi di impegno civile.

La partecipazione di esponenti europei delle BdM ha posto l’accento sul bisogno da parte dell’Italia di ampliare i propri orizzonti considerando di più le esperienze degli altri stati d’Europa. Serve attenzione anche per le realtà emergenti, come sottolineato da Jeanne Marie Jarka, News!- Network Europeo delle Botteghe del Mondo: «Ci sono già molti paesi dell’Europa dell’Est interessati ad aprire Botteghe del Mondo. Si dovrebbero emulare le esperienze positive degli altri paesi: l’Olanda, ad esempio, sta aiutando ad aprire una Bottega del Mondo in Nigeria, anche da un punto di vista pratico». Condivisa da tutti la necessità in tempi brevi di una normativa che contenga parametri di definizione di cos’è l’equo solidale per mettere al bando gli "equofurbi".

Numerose le buone pratiche connesse al Commercio Equo e Solidale presentate a Firenze: tra queste, il progetto "Diritti in gioco" (promosso da Iscos Cisl, Fairtrade, Botteghe del Mondo e Equosolidale) che prevede, «la realizzazione di palloni di qualità, in vendita alla metà del prezzo rispetto ai concorrenti e nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori» come spiega Stefano Martini, della cooperativa Commercio alternativo. La fabbricazione dei palloni avviene in Pakistan, nel distretto di Sialkot, in uno stabilimento già certificato e con l’attenzione a potenziare il ruolo del sindacato locale (coinvolto attivamente nel progetto) e quindi della tutela dei diritti dei lavoratori.

Alla promozione del commercio equo sono sollecitati a Terra Futura anche gli enti pubblici. Per loro nasce una guida di 90 pagine, per aiutarli a inserire i prodotti del commercio equo ma anche a sensibilizzare i propri dipendenti e cittadini. La guida si inserisce nella Campagna città equosolidali che ha l’obiettivo di sensibilizzare gli enti all’utilizzo dei equi e solidali. È promossa da Fairtrade TransFair Italia (marchio di certificazione), Agices (Assemblea generale del commercio equo italiano), Coordinamento delle Agende 21 locali e Coordinamento Enti locali per la pace, con l’adesione delle organizzazioni italiane Ctm Altromercato, Commercio Alternativo (Centrali di importazione) e Associazione Botteghe del Mondo.

Il ruolo e il bisogno di creare reti, di condividere percorsi per mettere in atto e diffondere buone pratiche di sostenibilità da parte degli enti locali sono stati ampiamente valorizzati a Terra Futura. Così, nell’assemblea dei soci della Rete Nuovo Municipio, convocata proprio a Terra Futura:«abbiamo lanciato la parola d’ordine del federalismo municipale solidale in opposizione a quello governativo della devolution, che non prevede la creazione di reti solidali fra situazioni locali. Un percorso di sviluppo locale autosostenibile fondato sulla valorizzazione delle risorse locali e una diversa concezione dell’autogoverno dei territori», come ha spiegato Alberto Magnaghi, presidente della Rete Nuovo Municipio.
I frutti concreti esistono già, come ad esempio la proposta promossa dalla Rete, in collaborazione con numerose realtà toscane, di un percorso legislativo che porti alla ripubblicizzazione del servizio idrico. Una sorta di "lotta democratica" per la rappresentatività popolare delle istituzioni che si oppone all’espropriazione dei beni fondamentali, naturali e sociali, e al trasferimento della loro gestione dalle istituzioni pubbliche a società per azioni.

Ammontano a 43.000 in tre mesi nella sola Toscana le firme raccolte contro la privatizzazione dell’acqua. Spiega Fiorella Bomè, del consiglio direttivo Rete Nuovo Municipio: «La nostra proposta, presentata al Consiglio Regionale toscano e ora in discussione, si fonda su tre punti chiave: partecipazione dei cittadini nel controllo del servizio idrico, fornitura di una quota di acqua gratuita ad ogni cittadino (40 litri giornalieri), aumento dei costi idrici per i settori agricolo e industriale, per indurre la riduzione degli sprechi e il recupero dell’acqua utilizzata. Su questa base si sta concretizzando una proposta di legge nazionale in materia».

Anche il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane ha scelto di organizzare a Terra Futura alcuni eventi a cornice della propria Assemblea Nazionale. A partire dalla riunione dei 12 gruppi di lavoro permanenti, aperti in questa particolare occasione a tutti i rappresentanti degli enti locali desiderosi di conoscere buone pratiche e di mettere in rete le proprie esperienze. Grande partecipazione ai laboratori su gli acquisti verdi, la contabilità ambientale e il sistema di certificazione ambientale EMAS. Annunciato in questi giorni anche l’ingresso di sei nuovi enti locali nell’Associazione che hanno raccontato le loro esperienze: i Comuni di Lecco, Ravenna, Ancona e Roma, la Provincia di Lucca e le Comunità Montane della Provincia di Brescia.

Nell’ambito delle buone pratiche connesse ad Agende 21 Locali Italiane, "in mostra" a Terra Futura il progetto "Cambieresti?", promosso dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Venezia che punta a far conoscere stili di consumo e di vita più sostenibili che portano, tra l’altro, vantaggi immediati in termini di risparmio economico. E ancora esperienze di enti locali negli ambiti della progettazione partecipata, certificazione ambientale, sostenibilità delle città, turismo accessibile, acquisti verdi, distretti di economia solidale…da Torino, Milano, Savona a Cremona, a Ferrara, Bologna, a Firenze, ad Ascoli Piceno, Ancona, Roma, L’Aquila….

Lanciata a Terra Futura anche "Relazionarsi", la rete degli enti locali per la responsabilità sociale che mira a promuovere la costituzione di tavoli di confronto e di lavoro a livello locale in grado di coinvolgere i diversi soggetti del territorio. Uno strumento a cui hanno creduto per primi la provincia di Milano e la Regione Toscana.

 

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