Una situazione critica che sembra peggiorare ulteriormente. E’ questa la fotografia dei fiumi italiani scattata dal Wwf in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua. La gestione dei nostri corsi d’acqua – rivela una nota dell’associazione ambientalista – risente di un approccio tecnico che porta a considerare i fiumi più simili a canali che ad ecosistemi naturali, facendo prevalere un approccio idraulico e intervenendo quasi solo con una logica di emergenza e in modo localizzato.

Per contrastare questa impostazione, il Wwf Italia presenta il dossier "Acque, fiumi: l’Italia si prepara al peggio" che analizza 10 casi emblematici di malagestione, dal Piemonte alla Campania, passando per il Veneto e l’Abruzzo.

Nel dettaglio, il Po risulta provato dall’impatto di città e attività industriali vicine; il Lambro si rivela tra i fiumi più compromessi d’Italia; il Piave è martoriato da captazioni e sbarramenti; il Maira, in Piemonte e il Pontebbana, in Friuli Venezia Giulia, rischiano di essere canalizzati; l’ Ayasse, in Valle d’ Aosta, potrebbe essere ‘interrotto’ per la costruzione di una centralina idroelettrica; il Taro, in Emilia Romagna, il Tordino, in Abruzzo e il Sele, in Campania, sono accomunati dalla minaccia di progetti infrastrutturali di forte impatto; il Cecina, in Toscana, è quasi privo d’ acqua per le ‘captazioni’ agricole e industriali.

L’ultimo caso esaminato, quello del Tagliamento, per il Wwf fa storia a se, dal momento che è considerato un fiume di riferimento a livello mondiale, oggetto di paragone con il Missouri, il Rodano e il Reno per le sue rare dinamiche naturali. Un fiume studiato dalle università mondiali per il valore naturale che rappresenta, ma che – accusa infine il Wwf – si vorrebbe ‘artificializzare’, per un progetto in contrasto con la normativa Ue e messo in dubbio da accreditati studi tecnici.

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