La Corte d’Appello d’Ancona ha assolto dal reato di inondazione colposa Vincenzo Mattiolo, unico imputato, in qualità di ingegnere progettista e direttore dei lavori di sistemazione dell’alveo fluviale nel processo relativo all’alluvione del fiume Tronto dell’aprile del 1992. Legambiente Marche esprime sconcerto avverso la sentenza che ribalta la decisione del giudice in primo grado.

"L’assoluzione di Mattiolo – commenta l’Avv.Borgani, legale di Legambiente – dopo oltre 12 anni di processi e una sentenza di condanna in primo grado, ci lascia davvero rammaricati . Certamente il nostro pensiero va prima di tutto alle vittime che di quella tremenda esondazione subirono i danni, ma non possiamo nemmeno dimenticare lo Stato, gli Enti Locali e quei privati che, attraverso concessioni edilizie e autorizzazioni, edificazioni in luoghi a forte rischio idrogeologico e mancanza di un’adeguata manutenzione degli alvei, nel complesso hanno finito per contribuire ad aggravare il disastro"

E’ grave, fa notare Legambiente, che nonostante Mattiolo fosse un funzionario pubblico, i Ministeri competenti non siano stati presenti fin dall’inizio nel banco degli imputati, nemmeno sotto il profilo della responsabilità civile.

"A 12 anni di distanza, questa sentenza di assoluzione indica che non c’è alcun responsabile di quella catastrofe – conclude Borgani – ma noi continuiamo a sostenere che Mattiolo abbia delle responsabilità per aver progettato e diretto un intervento di sistemazione scellerato, fatto di arginature in cemento armato che anziché contenere la piena hanno fatto da imbuto amplificandone l’effetto. Nel corso del processo lo hanno confermato numerose perizie, peraltro costate ingenti somme, e la condanna del giudice di primo grado che considerò il progetto <<indefinibile>>. "

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