Il ritratto dell’acqua in Italia, disegnato dal Rapporto annuale sullo stato dei servizi idrici nel nostro paese, curato dal Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche, ha dipinto un quadro non molto rassicurante: i nostri acquedotti perdono circa il 40% dell’acqua che trasportano e servono il 96% degli italiani; un italiano su quattro senza depuratori, mentre solo l’83,6% degli abitanti dello stivale dispone di fognature.

E non bastano infrastrutture vecchie e precarie ad insidiare il Belpaese dell’acqua potabile, secondo i dati a farlo sono gli stessi consumatori: i dati rilevano, infatti, che quattro famiglie su dieci bevono acqua minerale. Ma secondo Mineracqua le percentuali lievitano e l’acqua in bottiglia e’ la bevanda piu’ diffusa e consumata dal 97% delle famiglie italiane.

E’ lo stesso ministro dell’ambiente e della tutela del territorio Altero Matteoli ad affermare sullo stesso sito del Ministero che ”in questi anni abbiamo lavorato per trasformare i servizi idrici italiani in un sistema efficiente ed efficace”. ”La strada pero’ non e’ facile – precisa – ci troviamo infatti di fronte ad una frammentazione del servizio, a gestioni poco efficienti e trasparenti, a infrastrutture obsolete, a reti colabrodo che perdono fino al 40% dell’acqua trasportata”. Problema numero uno quindi, le infrastrutture. Troppo vecchie e non sempre contano su una puntuale manutenzione.

I dati indicano che il servizio di acquedotto copre circa il 96% della popolazione, ma sotto questa media si piazzano la Toscana, con il 92%, la Sicilia con il 94,4% , il Veneto con il 92,2% e il Friuli Venezia Giulia con il 94,2%. Tutte queste regioni, fatta eccezione per la Toscana, sono sotto la media nazionale dell’83,6% relativa alla copertura del servizio di fognatura. Ancora piu’ bassa la percentuale relativa alla diffusione del servizio di depurazione, che scende al 74,8% con punta minima in Sicilia dove, crolla al 49%.

Ma le autorita’ di ambito non smettono di credere nell’acqua potabile e perdite degli acquedotti a parte, cercano di spingere i consumatoria bere dal rubinetto, allo stesso tempo tutelandoli in caso di disservizi. Cosi’, molte societa di gestione locali del servizio idrico si fanno tramite dei cittadini per stipulare un’assicurazione contro le ‘perdite occulte’, ovvero quelle causate da guasti degli impianti interni degli impianti, magari non visibili fino a quando arriva una bolletta da capogiro. L’assicurazione oscilla, a seconda delle societa’ e delle localita’, dai 2 ai 10 euro all’anno consentendo al cittadino assicurato di sfuggire alla stangata provocata dal disservizio, pagando una cifra commisurata esclusivamente ai consumi storici effettuati.

Nei refettori e sui tavoli delle mense nelle scuole dell’infanzia, dell’obbligo, e di istituti privati paritari approderanno, cosi’, brocche di vetro contenenti acqua del rubinetto andranno presto a sostituire brick o e bottiglie di plastica di acqua minerale. Con un beneficio anche per l’ambiente e la salute dei cittadini, perche’ non si dovranno piu’ smaltire migliaia di contenitori di plastica. Ed infatti lo stesso assessore comunale di Firenze alla pubblica istruzione, ha commentato il progetto affermando che ha ”un grande valore culturale, perche’ fa crescere una maggiore responsabilita’ sociale, ed educa al consumo sostenibile, attraverso l’esperienza formativa della scuola”. Tra l’altro l’acqua pubblica non e’ cara: il Rapporto afferma che la tariffa media rilevata per l’intero servizio idrico integrato e’ di 0,90 euro/1000 litri, con un valore minimo a Milano dove la cifra scende a 0,47 euro, ed una punta alta a Livorno dove invece sale a 1,40 euro.

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