Norme precise – e altrettanto precise sanzioni – per salvare dalla deregulation il verde di Milano chiuso dentro le mura di cinta dei nostri condomini, il verde cosiddetto "privato" che troppo spesso subisce senza difesa le scelte di un amministratore o di un gruppo di condomini particolarmente votati alla causa dei box e che non si fanno troppi scrupoli ad abbattere alberi anche ad alto fusto e di pregio. E’ la proposta che Legambiente ha fatto in occasione della conferenza stampa di presentazione del "Regolamento del verde privato", scritta dal Centro di Azione Giuridica (CEAG) e dall’Osservatorio del Verde di Legambiente e destinata a regolare un ambito, quello del verde privato e condominiale, che finora a Milano ha visto dare priorità alle opere di natura edilizia nelle maggior parte dei casi.

Il documento, che verrà proposto in adozione al Comune e offerto come tema di discussione per l’imminente campagna elettorale per l’elezione del sindaco, è stato redatto sulla base di quello approvato da altri comuni (Ferrara, Rimini e altri piccoli comuni del Piemonte) adattato alla realtà della nostra città, per la quale si è comunque pensato ad uno strumento agile, alla portata di tutti e non eccessivamente burocratico (ciò grazie al meccanismo del silenzio – assenso)."Abbiamo voluto colmare un vuoto normativo importante, redigendo un regolamento semplice, ma dettagliato, che il Comune può decidere di adottare così com’è – ha spiegato Massimiliano Migliara, avvocato del Centro di Azione Giuridica di Legambiente -. Troppo spesso infatti decisioni drastiche sugli alberi all’interno dei condomini vengono prese con troppa leggerezza, in totale assenza di regole o con quelle inadeguate previste dalle leggi nazionali in materia condominiale. A rafforzare la decisione di scrivere questa proposta c’è una importante pronuncia della Cassazione del maggio scorso che, proprio sul caso di un condominio di Milano (in via Chiari), si è espressa (salvando 17 alberi ad alto fusto) per il sequestro preventivo del giardino in cui la maggioranza del condominio voleva costruire dei box. Nella ordinanza si sottolinea che ‘…l’abbattimento degli alberi sarebbe lesivo non solo dell’interesse degli abitanti dello stabile, ma anche di quello più generale dei cittadini".

Significa, in sostanza, che per la Corte la tutela del verde privato è legata all’interesse della città, sia per quanto concerne il diritto alla salute dei residenti che in relazione al valore estetico dell’impianto urbanistico del Comune. Ed è da qui che prende avvio la proposta di legambiente: 14 articoli che mettono per la prima volta nero su bianco norme per quanto riguarda abbattimenti, potature, messa a dimora, danneggiamenti, progettazione dei giardini, difesa fitosanitaria, tutela di alberi e giardini di pregio, presenza di corsi d’acqua, sanzioni finanziarie e accertamento degli illeciti. In particolare si stabilisce: il divieto ad abbattere alberi nelle aree private in assenza dell’autorizzazione comunale; l’obbligo, in caso di abbattimento, di sostituzione con piante della stessa specie o di pari pregio; norme restrittive per quanto riguarda le potature e particolari tutele per alberi o giardini di particolare valore botanico e architettonico. In caso di inosservanza del regolamento, sono infine previste sanzioni pecuniarie dettagliate e quantificate per ogni tipologia di infrazione e i condomini sono ritenuti responsabili in via solidale con l’amministratore.

"Il problema del taglio degli alberi all’interno dei giardini condominiali è uno dei più sentiti dai cittadini che chiamano l’Osservatorio del verde di Legambiente – racconta Franco Beccari di Legambiente Milano -. Spesso si tratta di denunce a cose ormai fatte. Alcune volte, invece, i residenti si allarmano prima che il danno sia compiuto e chiedono a quali leggi o regole possono appellarsi per fermare le motoseghe. E per lo più si tratta di alberi, anche interi giardini, che vengono abbattuti per far posto a box sotterranei o a posti auto di superficie".

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