Una manifestazione davanti alla centrale di Cernobyl, il 26 aprile, per ricordare a vent’anni di distanza quell’immane disastro ambientale. L’appuntamento è organizzato da Legambiente, che manifesterà dal 24 al 27 aprile, per richiamare l’attenzione sulla situazione tuttora difficile delle zone contaminate e sulla necessità di un intervento della comunità internazionale per la messa in sicurezza del reattore.

Oggi, 18 aprile, viene presentato a Roma (Campidoglio – Sala del Carroccio, ore 17) "Ti ricordi Cernobyl?", il libro edito da Infinito per Legambiente sulla storia e le conseguenze del più grave incidente nucleare civile della storia. Nell’occasione verrà presentato anche il libro fotografico prodotto dall’associazione: Cernobyl 1986-2006, una storia lunga vent’anni, edizioni del Capricorno. Insieme, anche due libri fotografici, la mostra "Dal nucleare alle rinnovabili", la realizzazione di un video-documentario, una conferenza internazionale sul futuro delle fonti energetiche e un nuovo monitoraggio sul livello di contaminazione del suolo, dell’aria e dei cibi in due delle zone più contaminate della Bielorussia.

E ancora: oggi, 18 aprile alle ore 21 presso il teatro Politeama Brancaccio di Roma verrà proposto lo spettacolo teatrale "Reportage Cernobyl" (Sala Brancaccino – via Mecenate, 2 – ingresso a sottoscrizione) di Roberta Biagiarelli, co-prodotto da Legambiente, già portato all’attenzione del pubblico in diverse città italiane per proporre storie e testimonianze dei protagonisti dell’incidente nucleare del 1986.

Gli ambientalisti da dodici anni è al fianco delle popolazioni russe, bielorusse e ucraine, organizzando i soggiorni terapeutici dei bambini in Italia, consegnando periodicamente medicinali e attrezzature sanitarie negli ospedali e attraverso progetti di cooperazione decentrata.
La manifestazione del 26 aprile è l’occasione per ricordare all’opinione pubblica che la situazione delle zone contaminate è ancora difficile: milioni di persone abitano in aree dove sono presenti i radionuclidi fuoriusciti a seguito dell’incidente. Si assiste anzi a un ritorno massiccio nelle zone evacuate di famiglie che fuggono da difficili situazioni economiche e politiche o da zone con conflitti. Inoltre lo stato della centrale è ancora a rischio: secondo studi recenti la struttura del sarcofago che ricopre il reattore esploso durerà nella migliore delle ipotesi altri dieci anni, e ancora non è stato fatto niente per la sua messa in sicurezza.

 

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